Osservatorio del diritto internazionale, europeo e comparato


Osservatorio di Giovanni Maria Riccio

con

Fabiola Iraci Gambazza, Dario Malandrino, Daniele Lo Iudice, Carla Di Domenico, Elisa Cristina Sperduti, Antonio Lombardi 

è affermazione scontata che il diritto delle nuove tecnologie è per sua natura transfontaliero, mal tollerando i confini geografici e le normative nazionali. Il diritto di internet, quindi, è una delle ramificazioni della globalizzazione giuridica, che impone ai giuristi di valicare le frontiere municipali e confrontarsi, necessariamente, con soluzioni altre, di altri ordinamenti giuridici. In questo processo, del resto, si iscrive anche un fenomeno oramai ampiamente indagato dalla dottrina, quello della moltiplicazione dei soggetti che concorrono a determinare l’assetto regolamentare: non più solo legislatori e giudici nazionali, ma istituzioni internazionali e comunitarie, giudici stranieri, autorità amministrative, operatori del mercato, esperti tecnologici.

In questo frastagliato scenario, è tutt’altro che infrequente che sentenze nazionali riprendano precedenti stranieri, così come che la normativa interna – quando non sia di diretta derivazione comunitaria o convenzionale – sia sovente ispirata a opzioni legislative adottate in altri ordinamenti giuridici. Né è secondario il ruolo giocato, in questo ambito, dalle imprese che costellano il settore, a partire dai cc.dd. OTT – over the top -, i grandi operatori chiamati oramai a sedersi al tavolo delle regole.

Sembrano radicalmente mutati anche i rapporti tra Europa e Stati Uniti. Agli albori della Rete, il diritto nordamericano è stato indubbiamente il modello di ispirazione per quello europeo: si pensi, ma è una mera esemplificazione, alla normativa sulla responsabilità degli ISP, laddove la direttiva comunitaria riprendeva, quasi pedissequamente il Digital Millennium Copyright Act. Oggi il rapporto tra ordinamenti è radicalmente mutato e il diritto comunitario, spesso, diviene il modello da imitare o, quanto meno, il limite alle cadute mercantilistiche delle scelte statunitensi: sempre a titolo esemplificativo, si pensi alla tutela dei dati personali e all’impatto delle sentenze Schrems e Google Spain, che hanno avviato un processo portato poi a compimento con il Regolamento privacy.

Partendo da queste premesse, l’obiettivo dell’Osservatorio è quindi quello di dar conto, in primo luogo, delle novità legislative e giurisprudenziali sia comunitarie, sia straniere, provando a rispondere a un interesse, non teorico o frutto di mera speculazione intellettuale, degli operatori del diritto che, sempre più frequentemente, ricorrono all’analisi delle esperienze giuridiche straniere e sovranazionali per ragionare sulle possibili soluzioni interne.

Allo stesso tempo, l’Osservatorio vuole essere uno spunto per approfondire tematiche innovative – si pensi all’intelligenza artificiale, alla blockchain, al fintech, e così via discorrendo –, nella consapevolezza che l’approfondimento delle opzioni adottate in altri ordinamenti possa aiutare il giurista di diritto interno a orientarsi in problematiche ancora in cerca di una soluzione.