UK – I nuovi scenari dell’Online Safety Bill e del Digital Competition Bill

di Francesco Sibilla e Emiliano Guerreschi

Il governo britannico sta lavorando su due provvedimenti legislativi che, con l’intento di rendere gli ambienti digitali più sicuri e concorrenziali, suscitano non poche perplessità che meritano di essere considerate: l’Online Safety Bill e il Digital Competition Bill.

Il primo progetto di legge, l’Online Safety Bill, già in avanzato stadio di discussione, riguarda la sicurezza online e sottoporrebbe i gestori delle piattaforme digitali a delle regole che impongono loro di agire contro i contenuti illegali e potenzialmente dannosi che vengono condivisi dagli Utenti.

Gli obiettivi dell’Online Safety Bill non saranno, infatti, soltanto i messaggi considerati offensivi ma anche quelli definiti nello specifico come “materiale dannoso”, oltre che il cyber-bullismo e la pornografia. Se per alcune di queste categorie di contenuti esistono già leggi che ne regolano e limitano la condivisione, così non è per quanto riguarda quelli che vengono definiti “messaggi offensivi” e “materiale dannoso “. Due concetti definiti in maniera del tutto generica e la cui elasticità sembrerebbe potersi applicare con una preoccupante discrezionalità.

Questo disegno di legge è stato già ampiamente criticato dagli editori inglesi per i possibili risvolti in termini di limitazione della libertà di espressione sul web. Il provvedimento de quo, infatti, prevede anche l’introduzione di un nuovo illecito chiamato “reato di comunicazione intenzionalmente falsa”, con condanne che arrivano fino a due anni di reclusione per i responsabili. Chi vi si oppone, in sostanza, lamenta che se il progetto venisse approvato in legge non sarebbe possibile prevedere le conseguenze delle proprie azioni sul web, per via dell’eccessiva generalità delle fattispecie, e qualunque condivisione potrebbe essere etichettata come “comunicazione consapevolmente falsa” con le relative, pesanti, conseguenze.

Sarebbe il vigile occhio di Ofcom, l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito, a monitorare sui contenuti diffusi online.

La polemica, tuttavia, non riguarda soltanto il contenuto dell’Online Safety Bill, definito eccessivamente severo nei confronti dei social media. Si sostiene, infatti, che costringere i social network a rimuovere dei contenuti che sono comunque già pubblicati non sia sufficiente per una navigazione più consapevole da parte degli utenti. In particolare, tuttavia, ci si concentra su un emendamento proposto dai legislatori di Westminster, per cui politici e giornalisti verrebbero esclusi da questo controllo delle comunicazioni informatiche. Il riferimento ai politici, in modo particolare, sembra essere dettato da quanto accaduto a inizio gennaio nei confronti dell’allora Presidente Donald Trump, bandito dalle piattaforme più utilizzate (e quindi più efficaci), come Facebook, Twitter e YouTube. L’Online Safety Bill, insomma, impedirebbe un caso Trump-bis, garantendo una più ampia libertà d’azione per i politici nella comunicazione su internet.

Se un politico dovesse pubblicare un contenuto evidentemente falso o potenzialmente dannoso, insomma, le piattaforme di social networking non sarebbero tenute a intervenire.

Il Digital Competition Bill invece, mira ad intervenire sul versante della concorrenza nel mercato digitale. Dovrebbe includere una sorta di “codice di condotta” per regolamentare l’operato delle compagnie Big Tech sul mercato digitale e costringerle a riconoscere pagamenti equi a fronte dei contenuti che vengono pubblicati sulle loro piattaforme. Probabilmente verrà anche riconosciuta la possibilità di sottoscrizioni collettive di accordi tra i vari publisher e Google e Facebook, al fine di facilitare e rendere più eque le trattative.

Il rispetto delle disposizioni del codice sarebbe vigilato dalla Digital Markets Unit (DMU), un ramo di nuova formazione della Competition and Markets Authority (CMA), l’ente regolatore della concorrenza nel Regno Unito.

Dopo la pausa dovuta alle dimissioni del Governo e la sospensione estiva, la nuova legislazione dovrebbe arrivare in discussione in Parlamento a cavallo tra il 2022 e il 2023.