Strumenti per l’effettività della protezione del diritto d’autore sui software [Tribunale di Roma 8 gennaio 2020]

di Maurizio De Giorgi -

*** Abstract: L’art. 171-bis L.n. 633/1941. fa riferimento alla pura detenzione del software a scopo commerciale ed imprenditoriale, configurandola quale ipotesi di reato, così come, ai fini dell’integrazione dell’illecito civile, la legge sul diritto d’autore richiede unicamente lo sfruttamento, non richiedendo in alcun modo che l’autore della condotta illecita debba anche essere proprietario dell’esemplare contraffattivo. ***

Il fatto
La questione sottoposta al vaglio dell’adito Tribunale di Roma attiene alla rilevanza giuridica di alcuni comportamenti posti in essere dalla parte convenuta e da ricondursi – secondo la tesi attorea – alla ipotesi di riproduzione e conseguente utilizzazione senza autorizzazione di software con conseguente violazione delle norme sul diritto di autore e danni patrimoniali e non patrimoniali.
Lamenta in particolare, parte attrice, la violazione dei suoi diritti esclusivi di utilizzazione economica delle opere oltre alla commissione di illeciti rilevanti sotto il profilo civilistico e penale.

La decisione del Tribunale di Roma

La sentenza in esame impone alcune riflessioni in tema di protezione del diritto d’autore riguardante programmi per elaboratori (ovvero il software che, come noto, rappresenta la sostanza creativa dei programmi informatici) (Cass. civ., sez. I, 12 gennaio 2007, n. 581).
Tale protezione, al pari di quella riguardante qualsiasi altra opera, postula il requisito dell’originalità così ponendosi anche per il software la necessità di stabilire se l’opera (ossia il programma) sia o meno frutto di un’elaborazione creativa originale rispetto ad opere precedenti (Cass. civ., sez. I, 13 giugno 2014, n. 13524).
Il tutto con due importanti precisazioni:
– che la creatività e l’originalità sussistono anche qualora l’opera sia composta da idee e nozioni semplici, comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia propria dell’opera stessa, purchè formulate ed organizzate in modo personale ed autonomo rispetto alle precedenti;
– che la consistenza in concreto di tale autonomo apporto forma oggetto di una valutazione destinata a risolversi in un giudizio di fatto, come tale sindacabile in sede di legittimità soltanto per eventuali vizi di motivazione (Cass. civ., 27 ottobre 2005, n. 20925).
Può dirsi, dunque, che l’utilizzazione dei programmi per operatore può avvenire solo a seguito di regolare autorizzazione da parte dei titolari dei diritti di autore sugli stessi; il che avviene, di prassi, con la stipulazione di un contratto di licenza d’uso, ove sono specificati termini e modalità d’uso.
Orbene, afferma in sentenza il Giudice capitolino come:
– parte attrice fosse titolare dei diritti di autore sui software per cui era causa con conseguente applicazione delle norme ex artt. 8, 12, 12 bis L. 22 aprile 1941, n. 633 e, pertanto, legittimata a far valere i propri ex art. 167 della medesima legge;
– in tale sua qualità spettava solo alla parte attrice il diritto esclusivo alla utilizzazione economica dei medesimi software (art. 64-bis L. n. 633/1941);
– parte convenuta fosse responsabile di aver riprodotto, detenuto e utilizzato senza autorizzazione i programmi in esame così integrando – con detta sua condotta – sia una ipotesi di responsabilità civile (art. 64-bis L. n. 633/1941) sia la fattispecie penale ex art. 171-bis della medesima legge.
In ordine ai profili risarcitori sottesi alla vicenda in esame (e precisamente con riferimento al quantum debeatur) l’adito Tribunale applica i criteri previsti dall’art. 158 L. n. 633/1941 (oltre che la direttiva 48/2004/CE) con riferimento al danno patrimoniale e dall’art. 171-bis L. n. 633/1941 per il danno non patrimoniale (sussistendo, come detto, una ipotesi di reato).
Deve essere poi precisato che l’illecito di cui all’art. 158 in esame (secondo cui <>) costituisce una specificazione della norma generale dell’art. 2043 c.c..
La concreta sussistenza di un danno risarcibile va dunque accertata secondo i criteri che governano la responsabilità aquiliana e, quindi, con l’impiego anche di presunzioni ed il ricorso, in ordine alla quantificazione del danno, alla valutazione equitativa, qualora di essa si ravvisino i presupposti (Cass. civ., sez. I, 29 maggio 2015, n. 11225).
In particolare, a norma dell’art. 158 cit., la quantificazione del danno subito dal titolare del diritto di utilizzazione economica di un’opera, di cui sia rimasto accertato il plagio, avviene da parte del giudice facendo uso del potere-dovere di commisurarlo, nell’apprezzamento delle circostanze del caso concreto, al beneficio tratto dall’attività vietata, che assurge ad utile criterio di riferimento del lucro cessante, segnatamente quando esso sia correlato al profitto del danneggiante, nel senso che questi abbia sfruttato a proprio favore occasioni di guadagno di pertinenza del danneggiato, sottraendole al medesimo (Cass. civ., sez. I, 26 gennaio 2018, n. 2039).
E’ ben vero poi <> (Cass. civ., sez. I, 15 giugno 2015, n. 12314).
La sentenza qui in esame – adottata dal Tribunale di Roma – ben si innesta poi nel solco di quell’insegnamento giurisprudenziale che ha esteso la tutela del diritto di autore – in relazione al reato di cui all’art. 171 bis cit. – anche ai programmi per elaboratore elettronico che abbiano carattere di originalità (Cass. pen. sez. III, 25 gennaio 2012, n. 8011 – dep. 01/03/2012, Sterpilla e altri, Rv. 252756, nonchè Cass. pen. sez. III, 16 marzo 2018, n. 30047 – dep. 04/07/2018, Evangelista, Rv. 273757 secondo le quali sono tutelati dal diritto d’autore, quale risultato di creazione intellettuale, i programmi per elaboratore elettronico, intesi come un complesso di informazioni o istruzioni idonee a far eseguire al sistema informatico determinate operazioni, che siano completamente nuovi o forniscano un apporto innovativo nel settore, esprimendo soluzioni migliori o diverse da quelle preesistenti.
Sulla medesima linea interpretativa si colloca anche la giurisprudenza sovrannazionale, avendo la Corte di Giustizia puntualizzato nella sentenza dell’1 marzo 2012 pronunciata nella causa C-604/10, in merito alla tutela giuridica accordata alle banche dati sulla scorta del diritto di autore, che la stessa possa trovare applicazione solo <>, così rinviando unicamente al criterio di originalità (v.: Cass. pen., sez. III, 12 febbraio 2019, n. 6734).
Si è precisato: <> (Cass. pen., sez. III, 4 luglio 2018, n. 30047).

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Dati Sentenza n. 285/2020 pubbl. il 08/01/2020
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA
SEZIONE XVII CIVILE
SEZIONE SPECIALIZZATA IN MATERIA DI IMPRESA
Il Tribunale, in composizione collegiale, composto dai seguenti magistrati:
dr. Claudia PEDRELLI – Presidente
dr. Fausto BASILE – Giudice
dr. Tommaso MARTUCCI – Giudice relatore
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
nel procedimento civile di I grado iscritto al n. 5565/2015 del Ruolo Generale degli Affari Civili, posto in deliberazione all’udienza del 12/9/2019 e promosso da:
ADOBE SYSTEMS INC., in persona del legale rappresentante pro tempore Daniel C. Poliak, con sede in 345 Park Avenue, San Josè, California, 95110-2704, USA
MICROSOFT CORPORATION, in persona del legale rappresentante pro tempore Benjamin O. Orndorff, con sede in One Microsoft Way, Redmond, Washington, USA
rappresentate e difese dagli avv.ti Simona Lavagnini, Margherita Orsola Stucchi, Aurelio Richichi e Luigi Goglia
ATTORI
contro
ARACNE EDITRICE INTERNAZIONALE S.R.L. con sede legale in Ariccia (RM), via Quarto Negroni n. 15, int. 1, (P.IVA 12925531001), in persona del suo l.r.p.t. dott. Gioacchino Onorati
ONORATI GIOACCHINO, (C.F. NRTGCH64S15B635Q) elettivamente domiciliati presso lo studio del difensore avv. Antonio Vecchi, in Lanuvio (RM), via Sforza Cesarini n.13, (C.F. VCCNTN60H13F839P), che li rappresenta e difende, giusta delega nell’atto di costituzione nel giudizio interrotto
CURATELA DEL FALLIMENTO ERMES SERVIZI EDITORIALI INTEGRATI S.R.L.
BARBARE IOSCA, (C.F.: SCIBBR70R70H501A)
CONVENUTI
CONCLUSIONI:
per la parte attrice: “Voglia il Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di impresa, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione voglia così giudicare:
Nel merito:
1. accertare e dichiarare che i comportamenti descritti in narrativa di riproduzione ed utilizzazione, in assenza di regolare licenza, da parte delle convenute, dei programmi per elaboratore delle attrici e di riproduzione e uso dei marchi di titolarità delle attrici, costituiscono violazione del diritto esclusivo di utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno, attribuito alle attrici dagli artt. 1 e 64-bis l.a., nonché violazione dei diritti assoluti derivanti alle stesse attrici per effetto della titolarità dei Firmato propri marchi, nonché illecito concorrenziale ex art. 2598 c.c., nonché infine illecito ex art. 2043 c.c.;
2. per l’effetto disporre la cancellazione dei programmi per elaboratore di titolarità delle attrici di cui in narrativa e comunque identificati negli atti della citata descrizione, dai personal computer e dal server in uso presso le stesse convenute;
3. inibire in via definitiva la prosecuzione o ripetizione dell’illecito, imponendo una penale di € 2.000,00 (duemila) per ogni inosservanza o ritardo nell’esecuzione del provvedimento;
4. ordinare la pubblicazione della sentenza, a spese delle convenute e a cura delle attrici, per due volte consecutive, a caratteri doppi del normale, sui quotidiani il Corriere della Sera e la Repubblica;
5. condannare le convenute al risarcimento del danno patrimoniale nella misura minima di € 36.638,65 e in particolare € 25.388,65 a titolo di lucro cessante (€ 4.446,90 con riferimento ai programmi Microsoft e € 20.941,75 con riferimento ai programmi Adobe) ed € 11.250,00 a titolo di danno emergente;
6. condannare le convenute al risarcimento del danno non patrimoniale nella misura che verrà liquidata anche in via equitativa dal Giudice in commisurazione con il danno patrimoniale accertato e liquidato e quindi nella misura minima di € 36.638,65;
7. con vittoria di compenso, oltre esborsi, C.P.A. ed I.V.A. come per legge, anche per la fase ante causam, oltre IVA e CPA e riguardo al compenso del CTP”
per Aracne Editrice Internazionale s.r.l. e Gioacchino Onorati: “Voglia l’On.le Tribunale di Roma adito, respinta ogni contraria istanza eccezione e deduzione, in accoglimento della domanda della convenuta in riassunzione, in considerazione che non è stata fornita dalla controparte la prova dell’utilizzo da parte della società Aracne editrice internazionale srl di software proprietario delle società Microsoft e Adobe, voglia:
– dichiarare la propria incompetenza territoriale a favore del Tribunale di Velletri, per la sola fase di accertamento di cui al decreto concesso;
– rigettare la domanda attrice in quanto infondata in fatto ed in diritto;

– annullare l’Ordinanza n. 82066/15 depositata in data 9.3.15, anche in merito alla condanna alle spese, e in ogni caso con condanna di parte attrice alle spese del presente giudizio e della precedente fase cautelare con competenze ed onorari come per legge.
Con vittoria di spese, competenze e onorari, oltre accessori di legge”
MOTIVI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso proposto l’11/10/2014 le società Adobe Systems e Microsoft Corporation, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, agivano in giudizio avverso le società Aracne Editrice Internazionale s.r.l., Aracne Editrice s.r.l. ed Ermes Servizi Editoriali Integrati s.r.l., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, chiedendo al Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia d’Impresa, di autorizzare la descrizione dei programmi per elaboratore di loro proprietà in uso alle resistenti, al fine di verificarne la corrispondenza alle licenze d’uso concesse dai titolari dei diritti e, con decreto del 31/10/2014, confermato con ordinanza del 19/12/2014, il giudice autorizzava inaudita altera parte la descrizione dei programmi per elaboratore utilizzati dalle resistenti presso la sede legale, rispettivamente, della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, sita in Ariccia (RM), via Quarto Negroni n. 15, della s.r.l. Aracne Editrice, sita in Roma, Via Raffaele Garofalo e della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati, sita in Ariccia (RM), Via Quarto Negroni n. 15, nonché presso ulteriori unità operative, magazzini, pertinenze o comunque in qualsiasi locale in uso alle resistenti.
In data 13/11/2014 il provvedimento era eseguito presso la sede delle resistenti Aracne Editrice Internazionale s.r.l, Aracne Editrice s.r.l. ed Ermes Servizi Editoriali Integrati s.r.l., dove erano rinvenute copie di programmi per elaboratore di proprietà delle società ricorrenti prive di regolare licenza.
In seguito, con atto di citazione notificato in data 20/1/2015, le società Adobe Systems e Microsoft Corporation, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, convenivano in giudizio avanti alla Sezione Specializzata in materia di Impresa dell’intestato Tribunale Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, nonché Barbare Iosca, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati, chiedendo accertarsi la violazione, da parte dei convenuti, dei propri diritti esclusivi di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno ex artt. 1 e 64-bis L. n. 633/1941, nonché la commissione di illeciti aquiliani mediante la riproduzione e l’utilizzazione, in assenza di regolare licenza, dei programmi per elaboratore di proprietà delle attrici e, per l’effetto, la cancellazione di tali programmi, con inibitoria alla controparte della prosecuzione delle condotte illecite e con conseguente condanna dei convenuti al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati alle attrici mediante l’illecito uso dei programmi.
Le attrici, premesso di essere produttrici di noti e diffusi programmi per elaboratore, fra cui, in via esemplificativa, Photoshop, Microsoft Windows, Microsoft Office, nonché titolari di tutti i diritti d’autore su ciascuno dei software di propria produzione, in virtù degli artt. 12 e 12-bis della legge n. 633/1941 (L.A.) e di marchi ed altri segni distintivi, con riferimento sia alla propria denominazione sociale che ai prodotti commercializzati e che la lecita utilizzazione dei programmi per elaboratore richiede, ai sensi degli artt. 64-bis e ss. L.A., l’autorizzazione da parte del titolare dei relativi diritti di autore mediante la stipulazione di un contratto di licenza d’uso, che consente al licenziatario di servirsi dei programmi per elaboratore nei limiti e secondo le modalità fissate nel contratto stesso, basandosi tipicamente sul principio generale secondo il quale una singola licenza autorizza all’uso di un singolo programma per elaboratore, evidenziavano che, come da loro segnalazione, all’esito dell’attuazione del decreto di descrizione emesso dal Tribunale di Roma era emerso che ad Ariccia, via Quarto Negroni, n. 15, presso la sede delle resistenti Aracne Editrice Internazionale s.r.l. ed Ermes Servizi Editoriali Integrati s.r.l., in uso promiscuo alle due società, tanto da rendere impossibile distinguere in occasione dello svolgimento delle operazioni la rispettiva titolarità dei computer analizzati, il consulente tecnico d’ufficio, aveva esaminato complessivamente otto elaboratori presenti nei locali nella disponibilità delle convenute, rinvenendo le seguenti copie di programmi per elaboratore di proprietà delle società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation privi di licenza:
• N. 2 Indesign CS5
• N. 3 Indesign CS6
• N. 2 Photoshop CS5 Extended
• N. 2 Photoshop CS6 Extended
• N. 1 Illustrator CS4
• N. 2 Illustrator CS5
• N. 1 Illustrator CS6
• N. 2 Font folio
• N. 2 Acrobat 8 Professional
• N. 1 Acrobat 9 Professional
• N. 4 Acrobat 9 Professional per Windows
• N. 1 Acrobat X Professional

• N. 1 Pagemaker 7 win
• N. 1 Premiere Pro CS6
• N. 4 Livecycle Designer es 8
• N. 1 Office 2004 per Mac
• N. 2 Office 2007 Enterprise
• N. 4 Office 2011 per Mac
• N. 6 Windows XP Professional,
dando atto che i computer effettivamente rinvenuti al momento dell’accesso erano dodici, di cui quattro non erano stati esaminati in quanto protetti da password che le resistenti non avevano comunicato all’Ufficiale procedente, nonostante la sua richiesta in tal senso. Risulta, inoltre, dalla relazione tecnica depositata il 3/12/2014 dall’ing. Rocchi che, prima dell’interruzione di energia elettrica, l’elaboratore esaminato – “Postazione28” – risultava connesso in rete con ulteriori 47 computer, mentre dopo il ripristino dell’elettricità il numero di postazioni collegate tra loro risultava ridotto a poche unità.
Tanto premesso, le società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation deducevano che il comportamento delle convenute integrava la violazione dei loro diritti, con particolare riferimento alla titolarità dei propri segni distintivi e alla propria denominazione sociale, oltre che ai prodotti posti in commercio, poiché la duplicazione e l’utilizzo, in ambito professionale, dei programmi software in violazione dei diritti d’autore delle attrici era connesso all’utilizzo dei loro segni distintivi notori senza autorizzazione e in violazione dei diritti esclusivi sui segni medesimi. Deducevano, infatti, che i programmi per cui è causa contengono marchi e loghi appartenenti alle attrici, visualizzati sullo schermo del computer sia prima che durante l’utilizzo del prodotto, con conseguente loro riproduzione ed utilizzazione illecita, in quanto apposti su prodotti non originali.
Le attrici ritenevano, infine, che il comportamento sopra descritto configurasse anche illecito concorrenziale ex art. 2598 c.c., imputabile anche a Gioacchino Onorati e a Barbare Iosca, rispettivamente amministratore unico della s.r.l. Aracne Internazionale e della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati e quindi responsabili anche ai sensi della legge n. 231/2001, nonché degli artt. 2395 e 2476, co. VI, c.c., secondo cui gli amministratori rispondono direttamente degli gli atti dolosi o colposi compiuti in danni dei terzi.
In ordine alla liquidazione del danno, le società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation invocavano l’applicazione degli artt. 158 L. n. 633/1941 (L.A.) a tutela del diritto d’autore e 125 c.p.i. per la violazione dei propri marchi e segni distintivi, dando atto che il danno risarcibile avrebbe dovuto comprendere anche le ingenti spese sostenute per l’accertamento dell’attività di illecito utilizzo dei software; invocavano, inoltre, la liquidazione del danno non patrimoniale, da valutarsi in via equitativa, stante la sussumibilità della duplicazione senza licenza di programmi per elaboratore nell’ambito applicativo del reato di cui all’art. 171-bis L.A..
Le attrici chiedevano, inoltre, di inibire alla controparte la prosecuzione dell’attività illecita ex artt. 156 L.A. e 124 c.p.i., con condanna delle convenute alla cancellazione dei programmi illecitamente duplicati e/o installati, ai sensi degli artt. 158 L.A. e 124 c.p.i., fissando una penale per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’inibitoria, con pubblicazione della sentenza, ai sensi degli artt. 166 L.A. e 126 c.p.i., a spese delle convenute e a cura delle attrici, per due volte consecutive, a caratteri doppi del normale, sui quotidiani “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica”.
La s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, in persona del legale rappresentante pro tempore, e Gioacchino Onorati, costituitisi con comparsa, chiedevano il rigetto delle avverse domande, eccependo che l’accertamento tecnico svolto in sede cautelare era avvenuto in mancanza dei relativi presupposti e sulla base di un provvedimento emesso inaudita altera parte, deducendo, inoltre, che la descrizione non era stata eseguita su computer di proprietà della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale.
La s.r.l. ERMES Servizi Editoriali Integrati, in persona del legale rappresentante pro tempore, e Barbare Iosca, costituitisi con comparsa, chiedevano il rigetto delle domande attoree, eccependo che l’accertamento tecnico svolto in via cautelare era avvenuto in mancanza dei relativi presupposti e sulla base di un provvedimento emesso inaudita altera parte, deducendo, inoltre, che la descrizione era stata eseguita su computer di cui era incerta la proprietà.
Esperiti gli incombenti preliminari ed intervenuto lo scambio delle memorie ex art. 183, co. VI, c.p.c., il giudice ordinava ai convenuti di esibire il registro dei cespiti e la mappatura di rete a far data dal 2014 fino alla notificazione dell’atto di citazione e al c.t.u. di depositare gli screenshot relativi ai programmi delle attrici rinvenuti in sede di descrizione, quindi fissava per la precisazione delle conclusioni l’udienza del 10/5/2017, al cui esito tratteneva la causa in decisione, concedendo alle parti i termini ex art. 190 c.p.c..
Con ordinanza del 15/1/2018 il Tribunale, rilevato che il procuratore della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati aveva dato atto dell’intervenuto fallimento della società, disponeva rimettersi la causa in fase istruttoria e all’udienza del 25/1/2018 dichiarava l’interruzione del processo, che le attrici riassumevano nei confronti soltanto della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale e di Gioacchino Onorati, riproponendo nei loro confronti le conclusioni già rassegnate in limine litis.
La s.r.l. Aracne Editrice Internazionale e Gioacchino Onorati, costituitisi con comparsa del 21/11/2018, concludevano per il rigetto delle domande attoree, riproponendo le difese già svolte.
All’udienza del 12/9/2019 il giudice, sulle conclusioni rassegnate dalle parti, tratteneva la causa in decisione, concedendo i termini ex art. 190 c.p.c..
***
Deve preliminarmente dichiararsi l’estinzione del giudizio tra le attrici, la curatela del fallimento della s.r.l. Ermes Ermes Servizi Editoriali Integrati e Barbare Iosca, non essendo stato riassunto il giudizio nei confronti di queste ultime.
L’estinzione non si estende, invece, all’intero giudizio, venendo in rilievo un’ipotesi di litisconsorzio facoltativo, conseguentemente la scelta delle attrici di riassumere il giudizio soltanto nei confronti di due dei quattro originari convenuti non è ostativa alla prosecuzione della causa nei soli confronti di questi ultimi.
Giova al riguardo richiamare il principio di diritto espresso dalla recente giurisprudenza in un caso analogo alla fattispecie, secondo cui, in tema di litisconsorzio facoltativo, quale quello che si determina nel giudizio promosso nei confronti di più coobbligati solidali (nella specie, più committenti convenuti per il pagamento del corrispettivo relativo ai lavori appaltati), verificatasi una causa di interruzione nei confronti di uno di essi e riassunto tempestivamente il giudizio, interrotto nei confronti di tutti, il vizio della notificazione dell’atto di riassunzione nei confronti di uno o alcuni tra i litisconsorti facoltativi ed il mancato rispetto del termine per la rinnovazione della notificazione non impediscono l’ulteriore prosecuzione del processo nei confronti dei restanti litisconsorti ritualmente citati, non potendosi estendere a costoro l’eventuale estinzione del processo ex art. 307 c.p.c. relativa ad uno dei convenuti originari (cfr. Cass. civ. n. 21514 del 20/08/2019).
Nel merito, le società Adobe Systems e Microsoft Corporation chiedono accertarsi la violazione, da parte della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale e di Gioacchino Onorati, dei propri diritti esclusivi di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno di loro proprietà ex artt. 1 e 64-bis L. n. 633/1941, nonché la commissione, da parte dei convenuti, di illeciti aquiliani mediante la riproduzione e l’utilizzazione, in assenza di regolare licenza, dei programmi per elaboratore di proprietà delle attrici e, per l’effetto, la cancellazione di tali programmi, con inibizione alla controparte di procrastinare le condotte illecite sopra descritte, con conseguente condanna della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale e di Gioacchino Onorati al risarcimento dei danni patrimoniali e morali subiti dalle attrici a causa dell’illecito uso dei suddetti programmi.
Le domande sono fondate per quanto di ragione e devono essere accolte nei limiti di seguito indicati.
Ed invero, dal combinato disposto della relazione di descrizione posta in essere nella fase cautelare ante causam e della consulenza tecnica d’ufficio emerge che, presso la sede della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale s.r.l., erano in uso le seguenti copie di programmi per elaboratore di proprietà delle società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation prive di regolare licenza:
ator CS5 s 8
.
Dal verbale di descrizione emerge, inoltre, che i computer effettivamente rinvenuti al momento dell’accesso erano dodici, di cui quattro non venivano esaminati in quanto protetti da password che le resistenti nel procedimento di descrizione non comunicavano all’ufficiale procedente, nonostante la richiesta di quest’ultimo. Emerge, inoltre, dall’accertamento tecnico espletato in sede cautelare, come evidenziato dall’ing. Rocchi nella relazione tecnica depositata il 3/12/2014, che, anteriormente all’interruzione di energia elettrica, l’elaboratore esaminato – “Postazione28” – risultava connesso in rete con ulteriori 47 computer, mentre dopo il ripristino dell’elettricità il numero di postazioni collegate tra loro risultava ridotto a poche unità.
Orbene, la società Adobe System Inc. è leader globale per il marketing digitale e le soluzioni per contenuti multimediali digitali e i software di sua produzione consentono di creare contenuti digitali, di distribuirli attraverso media e dispositivi diversi, di misurarli e ottimizzarli nel tempo e di ottenere un maggiore successo aziendale.
La società Microsoft Corporation è una tra le più importanti case produttrici di programmi per elaboratore, fra cui Windows e Office, tra i più diffusi al mondo.
Con riferimento ai propri programmi per elaboratore, le società attrici sono titolari dei diritti di autore previsti dall’art. 8 della L. 22 aprile 1941, n. 633 (L.A.), secondo cui “è reputato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale”. Invero, le attrici sono titolari dei diritti d’autore su detti software ex artt. 12 e 12-bis L.A., nonché titolari dei marchi e degli altri segni distintivi riferiti alle loro rispettive denominazioni sociali e/o prodotti e pertanto legittimate a far valere i propri diritti d’autore ai sensi dell’art. 167 L.A.: affinché l’utilizzazione dei suddetti software possa dirsi lecita, gli stessi necessitano di una licenza concessa dai titolari, secondo il principio generale per cui una singola licenza autorizza all’uso di un singolo programma per elaboratore.
Ebbene, le produzioni documentali di parte attrice ed in special modo le risultanze della descrizione autorizzata ed eseguita ante causam confermano la violazione lamentata dalle medesime, fornendo adeguato riscontro probatorio all’an debeatur, poiché le attrici, quali titolari dei programmi per elaboratore sopra indicati, ai sensi dell’art. 64-bis L.A., hanno il diritto esclusivo di utilizzazione economica e, quindi, di effettuare o autorizzare la riproduzione, permanente o temporanea, totale o parziale, in qualsiasi modo o forma, la traduzione, l’adattamento, la trasformazione e ogni altra modificazione, nonché qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, dei programmi medesimi.
Ricorre pertanto la violazione del diritto d’autore spettante alle attrici sui software (art. 64-bis ss. L. n. 633/1941).
E’ stata dunque accertata l’utilizzazione senza licenza dei programmi sopra indicati di proprietà delle attrici, come da verbale della descrizione e relativi allegati e relazione del c.t.u., mentre i convenuti non hanno comprovato l’uso legittimo di tali programmi per elaboratore; le circostanze verificatesi durante l’esecuzione della descrizione, inoltre, comprovano che le convenute avevano certamente consapevolezza della irregolarità dei programmi installati sui propri computer, oltre ad essere circostanza valutabile ai fini della quantificazione del risarcimento del danno.
In particolare, subito dopo l’inizio delle operazioni di descrizione da parte del c.t.u., si è verificata la sospensione della corrente elettrica, con conseguente impossibilità di proseguire le attività, tanto che l’ufficiale giudiziario era costretto a richiedere l’ausilio della forza pubblica e soltanto dopo l’intervento di quest’ultima il sistema elettrico è stato riattivato.
Dal verbale di descrizione emerge poi che i computer effettivamente rinvenuti al momento dell’accesso erano dodici, di cui quattro non venivano esaminati in quanto protetti da password, che le resistenti non comunicavano all’ufficiale procedente; inoltre, come confermato dall’ing. Rocchi nella relazione tecnica depositata il 3/12/2014, prima dell’interruzione dell’energia elettrica, l’elaboratore esaminato – “Postazione28” – risultava connesso in rete con ulteriori 47 computer, mentre in seguito al ripristino dell’elettricità il numero di postazioni collegate tra loro risultava ridotto a poche unità. E’ evidente, pertanto, l’ampia diffusione dei programmi di proprietà attorea e utilizzati dalla convenuta senza licenza per l’espletamento della sua attività commerciale, con conseguente sussistenza della violazione del diritto d’autore.
Di tali illeciti risponde anche Gioacchino Onorati, amministratore unico della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale: invero, in virtù di tale carica, egli è responsabile per gli atti dolosi o colposi compiuti ai danni dei terzi per gli effetti di cui alla legge n. 231/2001, nonché ai sensi degli artt. 2395 e 2476 co. VI, c.c..
Considerati il numero e la tipologia dei prodotti abusivi detenuti dalla società convenuta, è configurabile un sistematico ricorso a programmi illeciti per ridurre le spese sociali, tenuto conto che i programmi rinvenuti erano principalmente programmi operativi o per la videoscrittura (come Microsoft Windows e Office) e programmi per la grafica (quali Photoshop e Illustrator di Adobe) che sono programmi essenziali per le società che svolgono attività nel settore della “produzione, acquisto, commercializzazione e vendita di libri e riviste” come nel caso della convenuta.
Le difese dei convenuti non sono idonee a confutare la prospettazione attorea.
In particolare, emerge dagli atti che presso i locali in cui è stata eseguita la descrizione era ubicata la sede operativa di entrambe le società originariamente convenute, circostanza corroborata dal fatto che l’atto di citazione introduttivo del presente giudizio di merito è stato validamente notificato alla s.r.l. Aracne Editrice Internazionale presso la sede sita in Ariccia (RM), via Quarto Negroni n. 15.
E’ irrilevante, ai fini della sua responsabilità, che la s.r.l. Aracne Editrice Internazionale non avesse fra i propri beni patrimoniali alcun materiale informatico, ben potendo la stessa impiegare per lo svolgimento delle sue attività computer e supporti informatici che si trovavano nella sua disponibilità, sebbene non di sua proprietà; si rileva al riguardo che l’art. 171-bis L.A. fa riferimento alla pura detenzione del software a scopo commerciale ed imprenditoriale, configurandola quale ipotesi di reato, così come, ai fini dell’integrazione dell’illecito civile, la legge sul diritto d’autore richiede unicamente lo sfruttamento, non richiedendo in alcun modo che l’autore della condotta illecita debba anche essere proprietario dell’esemplare contraffattivo. Si rileva, inoltre, che dalla della società visura aggiornata al 23/7/2015, alla voce “Attività, albi ruoli e licenze”, risulta registrata per l’inizio delle attività dell’impresa la data del 1°/7/2014 e che la convenuta esercita principalmente l’edizione di libri, attività che non avrebbe potuto svolgere senza l’impiego di strumenti informatici.
Emerge, inoltre, dagli atti che in data 3/7/2014 il sito internet www.aracneeditrice.it riportava, ai piedi delle pagine web relative al sito, il nome, l’indirizzo e il numero di partita IVA della neocostituita Aracne Editrice Internazionale, che sostituivano quelli della s.r.l. Aracne Editrice, circostanza emergente dagli snapshot del 9 giugno e del 3 luglio estratti dal sito WebArchive (doc. 28 di parte attrice), da cui risulta che il cambio di riferimenti e contatti al fondo alle pagine web rilevate sia stato effettuato immediatamente dopo l’inizio ufficiale dell’attività dell’impresa (1°/7/2014), elementi da cui il collegio trae il convincimento della operatività della società e dell’uso, da parte della stessa, di strumenti informatici.
I documenti prodotti dalla parte convenuta non sono idonei a comprovare il legittimo utilizzo da parte della stessa dei programmi software sopra descritti.
Giova premettere che il contratto di licenza software Microsoft prevede che, in caso di acquisto del software in un pacchetto fisico, la prova della licenza è costituita dall’etichetta Microsoft originale su cui è riportata la dicitura “Certificato di Autenticità” (“Certificate of Authenticity” o “COA”) accompagnata dal codice Product Key autentico, nonché dalla prova di acquisto; in caso di acquisto online del software, la prova della licenza è costituita dal codice Product Key Microsoft autentico o dal PIN per il software ricevuto con l’acquisto, nonché dalla prova di acquisto ottenuta da un fornitore elettronico autorizzato di software originale. Va poi fornita, come evidente, la regolare prova di acquisto mediante esibizione della fattura che riporta esattamente nome e tipologia del prodotto acquistato.
Ebbene, i documenti versati in atti dalla parte convenuta in parte non sono riferibili a prodotti rinvenuti in sede di descrizione, pertanto è irrilevante ai fini della decisione. In particolare, i convenuti hanno depositato la copia fotostatica dei seguenti documenti:
– n. 3 CD Operating System relativi a Windows XP: trattasi dei CD di ripristino del software OEM Windows XP7. Come stabilito dal contratto di licenza Microsoft OEM (doc. 32), gli elementi di una licenza valida includono un codice Product Key originale, l’attivazione del software, un’etichetta Windows originale, ad esempio un’etichetta su cui è riportata la dicitura “Certificato di Autenticità” (“Certificate of Authenticity” o “COA”), e la prova di acquisto rilasciata da un fornitore di software Microsoft originale. Il Certificato di Autenticità deve essere affisso al computer o comparire sulla confezione del produttore o dell’installatore oppure sulle periferiche al momento dell’acquisto. Nella fattispecie, come emerge dal verbale di descrizione e dalla relazione del c.t.u. nominato in sede cautelare, nessun COA era affisso ai PC descritti, pertanto i CD ora depositati non sono univocamente riferibili ad alcun PC/ programma descritto nel verbale di descrizione;
n. 3 COA relativi a Windows Professional: tali certificati non costituiscono idonea prova di una licenza Microsoft, in quanto non risultano affissi ad alcun hardware. Il contratto di licenza Microsoft (doc. 31) precisa che “Qualora il licenziatario riceva un’etichetta con la scritta “Certificato di Autenticità” separatamente dal dispositivo, tale etichetta non può essere considerata una prova della licenza”; difetta, inoltre, la prova del regolare acquisto non avendo le controparti esibito le relative fatture;
n. 1 COA relativo a Microsoft Office Basic, n. 3 Office Pro 2003: a prescindere da quanto riportato al punto che precede, questi certificati sono relativi a programmi non rinvenuti in descrizione;
n. 1 CD relativo ad Outlook 2007 e n. 1 CD relativo ad Office 2007: trattasi di prodotti relativi a programmi non rinvenuti in sede di descrizione;
n. 2 CD relativi a Office Pro 2003: trattasi di prodotti non rinvenuti in descrizione;
N. 2 product key relative al programma Windows Server 2008: trattasi di prodotti non rinvenuti in descrizione. Le evidenze compendiate consentono di riconoscere i convenuti responsabili della riproduzione, detenzione e utilizzazione non autorizzata dei programmi di titolarità delle attrici sopra descritti e integrano sia l’illecito civile ex art. 64-bis L.A. sia dell’illecito penale ex art. 171-bis L.A..
Ritiene il Tribunale di non dovere riconoscere ulteriori profili di illecito in relazione alla violazioni dei marchi delle attrici, dal momento che l’utilizzo dei medesimi è assorbito nell’ambito dell’impiego dei software illecitamente duplicati e di dover escludere le altre domande fondate sulla generica deduzione di lesioni ai sensi delle norme sulla concorrenza sleale e sulla responsabilità extracontrattuale di cui all’art. 2043 c.c..
In relazione al quantum debeatur deve farsi applicazione dei criteri previsti dall’art. 158 L.A. in ordine al danno patrimoniale e dall’art. 171-bis L.A. per quanto attiene al danno non patrimoniale.
Invero, ai sensi dell’art. 158, co. II, L.A., “Il risarcimento dovuto al danneggiato è liquidato secondo le disposizioni degli articoli 2223, 1226 e 1227 del codice civile. Il lucro cessante è valutato dal giudice ai sensi dell’articolo 2056, secondo comma, del codice civile, anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto. Il giudice può altresì liquidare il danno in via forfettaria sulla base quanto meno dell’importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti, qualora l’autore della violazione avesse chiesto al titolare l’autorizzazione per l’utilizzazione del diritto”.
Con riferimento alla voce relativa al danno patrimoniale, richiamata la direttiva 48/2004/CE, il cui articolo 13 dispone che “Gli Stati membri assicurano che, su richiesta della parte lesa, le competenti autorità giudiziarie ordinino all’autore della violazione, implicato consapevolmente o con ragionevoli motivi per esserne consapevole in un’attività di violazione di risarcire al titolare del diritto danni adeguati al pregiudizio effettivo da questo subito a causa della violazione”, deve farsi riferimento al prezzo di mercato delle licenze relative ai software per elaboratore illecitamente utilizzati dalla parte convenuta, pari a complessivi € 25.388,65 (€ 4.446,90 con riferimento ai programmi Microsoft ed € 20.941,75 con riferimento ai programmi Adobe), utilizzando come parametro i prezzi come risultano dal listino depositato dalle attrici, nonché all’insieme dei pregiudizi subiti dalle attrici a causa dell’avversa condotta illecita, da valutarsi nel loro complessivo ammontare, al fine di assicurare l’integrale ripristino della lesione subita dalle società attrici.
Ebbene, dalla complessiva valutazione degli elementi sopra descritti, avuto anche riguardo ai costi sostenuti dalle attrici per l’accertamento della condotta illecita della controparte, si ritiene equo liquidare il risarcimento a titolo di danno patrimoniale in misura pari ad € 35.000,00, comprensivo della rivalutazione monetaria e degli interessi legali alla data della sentenza (cfr. Trib. Milano n. 9600 del 21/7/2014).
Il danno non patrimoniale dipendente da reato, ai sensi degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p., avuto riguardo al numero dei programmi illecitamente utilizzati dalla parte convenuta ed alla complessiva condotta illecita di quest’ultima, va quantificato nella misura di € 10.000,00, comprensivo della rivalutazione monetaria e degli interessi legali alla data della sentenza.
Trattandosi di debito di valore, infatti, la cui funzione è quella di ricostruire integralmente il patrimonio del danneggiato sia pure attraverso un somma di denaro per equivalente, alla stessa parte attrice va anche riconosciuto – alla luce dei noto orientamento della Suprema Corte – il c.d. lucro cessante, per compensare il danneggiato del mancato tempestivo godimento dell’equivalente in denaro del bene perduto dalla data dell’evento (nel caso di specie dal 26/4/2012, data di esecuzione del provvedimento cautelare di descrizione) all’attualità.
Tale somma può essere liquidata, alla luce dei criteri indicati dalla giurisprudenza citata, con la tecnica degli interessi legali, devalutando l’importo dovuto alla data dell’evento e poi calcolando gli interessi legali sulla somma originaria rivalutata anno per anno in base agli indici annuali di rivalutazione (cfr. Cass. civ. sez. un. n. 1712 del 17/2/1995; Cass. civ. n. 5234 del 10/03/2006). Considerato che con la presente pronuncia il credito di valore si converte in credito di valuta in quanto liquidato, sulla somma complessiva riconosciuta, spettano, inoltre gli interessi di mora in misura legale, dalla pubblicazione della sentenza al saldo.
Gli importi liquidati a titolo risarcitorio, in virtù della domanda di attribuzione congiunta, possono essere versati ad una sola delle attrici, le quali si sono impegnate a riconoscere che l’integrale pagamento nei confronti di una sola dì esse sarà completamente liberatorio anche per l’altra.
Infine, vanno anche riconosciute le misure accessorie richieste, di rimozione dei software dai supporti in disponibilità della convenuta, sensi degli artt. 156 e 158 L.A. e l’inibitoria assistita da penale (da fissarsi in € 1.000,00 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento), nonché la richiesta pubblicazione della presente sentenza, con le modalità precisate in dispositivo, ai sensi dell’art. 166 L.A..
Le spese processuali, comprensive della doppia fase cautelare, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza delle società convenute nei confronti delle attrici. Le spese di c.t.u., già liquidate, vanno poste definitivamente a carico di Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale.
P.Q.M.
il Tribunale di Roma, Sezione Specializzata in materia di Impresa, definitivamente pronunziando sulle domande proposte con atto di citazione notificato in data 20/1/2015 dalle società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, avverso Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, nonché Barbare Iosca, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati e con la riassunzione, dopo l’interruzione per intervenuto fallimento della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati, nei confronti soltanto di Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, contrariis reiectis:
DICHIARA l’estinzione del giudizio tra le società Adobe System Inc. e Microsoft Corporation da un lato e Barbare Iosca e la curatela del fallimento della s.r.l. Ermes Servizi Editoriali Integrati dall’altro;
ACCERTA e DICHIARA che Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, ha violato i diritti esclusivi in titolarità delle attrici sui software per cui è causa, ex artt. 1 e 64-bis L.A. e, per l’effetto, CONDANNA Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, al risarcimento del danno, che liquida in € 45.000,00, oltre agli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza al saldo, in favore delle società Adobe Systems Inc. e Microsoft Corporation, precisando che l’integrale pagamento nei confronti di una sola di esse sarà completamente liberatorio anche per l’altra;
INIBISCE la prosecuzione o ripetizione dell’illecito, imponendo a carico della parte convenuta la penale di € 1.000,00 per ogni inosservanza o giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento;
DISPONE la cancellazione dei programmi per elaboratore di titolarità delle attrici, per cui è causa e comunque dettagliatamente identificati nel verbale di descrizione e nell’allegato elenco del CTU, dai personal computer e dai server in uso presso la parte convenuta;
ORDINA la pubblicazione dell’intestazione e del dispositivo della sentenza per una volta, a caratteri doppi del normale, sui quotidiani “Il Corriere della Sera” e “la Repubblica”, a cura e spese della convenuta e, in caso di inottemperanza entro 30 giorni dalla notifica in forma esecutiva della presente sentenza, a cura delle attrici e con diritto a ripeterne le spese a carico della convenuta; RIGETTA ogni altra domanda;
CONDANNA Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale, al pagamento in favore delle società Adobe Systems Inc. e Microsoft Corporation delle spese processuali, che liquida in € 7.500,00 per compenso professionale ed € 3.063,00 per spese, oltre al 15% per spese generali ed agli accessori di legge;
PONE le spese di c.t.u., liquidate con separato decreto, definitivamente a carico di Gioacchino Onorati, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Aracne Editrice Internazionale.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19/12/2019.
Il Giudice est. Il Presidente
dr. Tommaso Martucci dr. Claudia Pedrelli