Sorveglianza con droni: il Consiglio di Stato francese ordina l’immediata interruzione

di Giada Iovane -

Due associazioni francesi di promozione dei diritti umani e diritti digitali, la “Quadrature du Net” e la “Ligue des droits de l’homme”, hanno adito il Tribunale amministrativo di Parigi richiedendo l’interruzione dell’uso dei droni adoperati dalla Questura parigina, in forza di una decisione del 18 marzo 2020, emanata per consentire la verifica del rispetto delle misure di contenimento, previste dalla normativa Covid.
L’emergenza Coronavirus, infatti, e la diffusione del virus per la sua natura particolarmente contagiosa, aveva indotto il Ministro della Salute ad adottare, con diversi decreti del 4 marzo 2020, misure sulla base delle disposizioni dell’articolo L. 3131 -1 del codice sanitario pubblico e, successivamente con una decisione del 18 marzo, un drone della questura veniva utilizzato quotidianamente per svolgere tale missione amministrativa di polizia di controllo delle misure di contenimento.
A seguito di rigetto della domanda con ordinanza del 5 maggio 2020, le ricorrenti presentavano ricorso al Consiglio di Stato.
Le associazioni ricorrenti ritengono, infatti, che l’uso dei droni “constitue un traitement de données à caractère personnel illicite et, à tout le moins, une ingérence grave et manifestement illégale dans l’exercice du droit au respect de la vie privée et du droit à la protection des données personnelles”; le disposizioni normative violate sarebbero rinvenibili, secondo parte ricorrente, nell’articolo 8 della CEDU, nell’art. 31 della legge informatica e dell’art. 6, par. 3 e, per assenza di corretta informativa, nell’art. 14 del GDPR (Regolamento UE 679/2016)
Il Consiglio di Stato, specificamente il Giudice del procedimento sommario, ha pertanto ordinato allo Stato, con una decisione del 18 maggio 2020, l’immediata interruzione della sorveglianza con droni, adoperati per la verifica del rispetto delle regole sanitarie, in vigore nel periodo di contenimento per il Covid.
Invece, secondo quanto puntualizzato dalla Questura di Parigi, i droni non sarebbero impiegati per identificare le persone, bensì solo per individuare eventuali manifestazioni pubbliche / assembramenti in città, che avrebbero potuto quindi contrastare con le attuali misure sanitarie. La funzione dei droni sarebbe, quindi diretta alla dispersione di raduni o diretta ad evacuare luoghi (i droni, precisa la Questura con una nota del 14 maggio, sorvolano la città ad un’altezza da 80 a 100 metri, usando un grandangolo e senza catturare immagini, in assenza di memory card).
Tuttavia, statuisce il Giudice del procedimento sommario, i droni utilizzati hanno uno zoom ottico e possono volare anche al di sotto di 80 metri, il che consentirebbe la raccolta di dati identificativi. Il Giudice ha inoltre osservato che i droni non sono dotati di alcun dispositivo tecnico capace di garantire che le informazioni raccolte non possano portare all’identificazione delle persone filmate, e ha desunto quindi che siano adoperati per uno scopo diverso dall’individuazione di riunioni pubbliche.
In tal senso, l’uso dei droni pone in essere un trattamento di dati personali e non rispetta le disposizioni della legge sull’elaborazione dei dati e le libertà del 6 gennaio 1978 e le disposizioni del GDPR. Poiché vi sarebbe una violazione della normativa summenzionata, il Consiglio di Stato ha ordinato allo Stato di cessare immediatamente la sorveglianza con droni, fino all’emanazione di un decreto ministeriale in materia (nel rispetto di quanto previsto dall’art. 31 della legge del 1978), previo parere della CNIL, o fintantoché i droni non saranno dotati di un dispositivo che renda impossibile l’identificazione delle persone filmate.