Sì alla class action contro le PA che non comunicano la PEC ai fini delle notifiche processuali [Tar Catania 11 giugno 2019]

di Elio Guarnaccia -

Il Tar Catania, con sentenza del 11 giugno 2019, si pronuncia su un aspetto fino ad oggi inesplorato, di quella che forse è la più grande follia legislativa relativa al processo amministrativo telematico.

Come è noto, la notifica via PEC dei ricorsi introduttivi può essere effettuata solo verso una PEC della PA resistente contenuta nei pubblici elenchi. Tuttavia, tra questi l’unico elenco di PEC delle pubbliche amministrazioni utilizzabile è il cd. “Registro PP.AA.”, un elenco formato dal Ministero della Giustizia, consultabile solo dagli uffici giudiziari e dagli avvocati, esclusivamente tramite l’area riservata del Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia (pst.giustizia.it).
E ciò in quanto, già dal 19 agosto 2014, il Legislatore, con l’art. 45 bis, d.l. 90/2014, ha inspiegabilmente espunto l’IndicePA (www.indicepa.gov.it) dal suddetto elenco tassativo dei registri pubblici, anch’esso fino a quel momento utilizzabile.
Tuttavia, a differenza di IndicePA, il “Registro PP.AA.” risulta essere scarsamente popolato, in quanto, in mancanza di specifiche sanzioni, pochissime PA hanno comunicato al Ministero della Giustizia il proprio indirizzo PEC nel termine prescritto, e cioè entro il 30 novembre 2014.

Ne discende che, ogni qual volta la notifica telematica viene effettuata verso indirizzi PEC estratti da IndicePA, essa dovrebbe considerarsi nulla e non sanabile ai sensi dell’art. 11, l. n. 53/1994, e che dunque, in definitiva, le notifiche del ricorso introduttivo alla PA resistente, allo stato potrebbero essere eseguite validamente, solo mediante le tradizionali modalità cartacee.

Il condizionale è d’obbligo, in quanto recente giurisprudenza ha ammesso la notifica agli indirizzi PEC estratti da IndicePA, nell’ipotesi in cui l’amministrazione resistente non abbia adempiuto all’obbligo di trasmissione della propria PEC al Min. Giustizia, sia riconoscendo l’errore scusabile e rimettendo in termini per la notifica cartacea (CGA, sez. giurisdiz., 12 aprile 2018, n. 216), sia addirittura considerando pienamente valida ed efficace la notifica a PEC di IndicePA (Consiglio di Stato, sez. V, 12 dicembre 2018, n. 7026).
Tornando alla vicenda in commento, il ricorso in questione, proposto “avverso il silenzio” ex artt. 31 e 117 c.p.a., chiedeva per l’appunto l’accertamento dell’inottemperanza di un comune rispetto all’obbligo di comunicare al Ministero della Giustizia un valido indirizzo PEC all’apposito elenco “Registro PP.AA.”, con la conseguente condanna per l’amministrazione a provvedere in tal senso.

Il Collegio ha dapprima dichiarato inammissibile il ricorso avverso il silenzio, dal momento che “non aveva ad oggetto l’emissione di un provvedimento amministrativo che costituisse espressione di un pubblico potere, ma un comportamento dell’Amministrazione ossia la “comunicazione” della PEC al Ministero della Giustizia”, e lo ha convertito in cd. class action ex d.lgs. n.198/2009.

Nelle more del giudizio, il Comune si costituiva, esponendo di aver ottemperato all’obbligo di inserimento dell’indirizzo PEC nel Registro PP.AA., e chiedendo dunque la dichiarazione della cessata materia del contendere.

Il Tar Catania (Presidente Savasta, Estensore Sidoti), pur avendo preso atto di tale adempimento, si è così pronunciato nel merito, condannando altresì alle spese legali il comune resistente: con riferimento alla suddetta mancata trasmissione della PEC entro il 30 novembre 2014, “trattandosi di mera «violazione di termini» ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. 198/2009 e non occorrendo ulteriori indagini da parte di questo Collegio, considerata l’assenza di margini di discrezionalità in capo alla P.A. intimata, è possibile dichiarare la fondatezza della pretesa di parte ricorrente”.

Un plauso, dunque alle associazioni forensi ricorrenti, l’UNAA – Unione Nazionale degli Avvocati Amministrativisti” e la Camera Amministrativa Siciliana per l’iniziativa assunta, nonchè al TAR Catania, per aver voluto questo significativo approdo malgrado fosse intervenuta la cessata materia del contendere.