Scripta manent. Whatsapp come strumento di contrattazione e i relativi contenuti costituiscono prova legale del contratto.

di Domenico Fauceglia -

Breve annotazione al Tribunale di Milano sent. 10.8.2021 n. 6935

La sentenza, resa in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, si caratterizza per aver riconosciuto valore probatorio all’accordo intervenuto tra le parti attraverso la messaggistica istantanea whatsapp. Ne deriva che la chat costituisce prova scritta dell’accordo fra le parti.

In particolare, l’agente immobiliare otteneva decreto ingiuntivo n. 9274/2018 emesso dal Tribunale di Milano per il pagamento della somma di Euro 21.228,00, a titolo di provvigioni per attività di mediazione immobiliare, oltre interessi legali dalla data di scadenza delle fatture al saldo e spese del procedimento monitorio.

Avverso il decreto ingiuntivo, il debitore ingiunto proponeva, con atto di citazione notificato in data 20 giugno 2018, giudizio di opposizione. L’opponente affermava di essere proprietario dell’immobile offerto in vendita e di non riconoscere alcuna provvigione all’agente immobiliare. Infatti, il proprietario opponente, in relazione all’attività di mediazione mobiliare e in ordine alle provvigioni, formalizzava tramite Whatsapp la seguente proposta: una provvigione pari all’1% se il corrispettivo sarà sopra i 590mila euro e allo 0,5% sopra i 585mila. Egli, peraltro, esprimeva che al di sotto dei 585mila non gli sarebbe convenuto concludere contratto di mediazione mobiliare perché avrebbe già ricevuto personalmente una proposta di 580mila euro senza spese di mediazione. Alle condizioni economiche proposte dall’opponente, seguiva l’accettazione del titolare dell’agenzia opposta (con un “Va Bene”). L’accordo tra le parti, dunque, veniva concluso tramite whatsapp.

Successivamente, in data 6.4.2017, si procedeva alla conclusione della vendita dell’appartamento per il prezzo complessivo di 570mila euro e della vendita del box auto per il prezzo di 10mila euro.

Il giudice, dunque, tenuto conto degli screenshots della conversazione depositati agli atti e dal mancato disconoscimento della provenienza e del contenuto degli stessi da parte dell’agente, ha ritenuto che la provvigione per la conclusione dell’affare immobiliare richiesta attraverso decreto ingiuntivo non è dovuta. Per tali ragioni, il Giudice meneghino accoglieva l’opposizione e revocava il decreto ingiuntivo opposto.