Regolamento hate speech (contrasto all’utilizzo delle espressioni dell’odio nei mezzi di comunicazione di massa)

di Francesco di Giorgi -

In data 15 maggio 2019, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha adottato un’importante Regolamento volte a contrastare l’utilizzo delle espressioni dell’odio nei mezzi di comunicazione di massa. Il testo, nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero di cui all’articolo 21 della Costituzione italiana e più in particolare della libertà editoriale, disciplina le attività di accertamento, vigilanza ed eventuali sanzioni in materia di tutela della dignità umana e contrasto all’incitamento all’odio basato su appartenenza etnica, nazionalità, orientamento sessuale, credo religioso.
Tale testo prende le mosse dalla necessità di fornire una regolamentazione di dettaglio del precetto contenuto nell’art. 32, comma 5, del Testo unico affinché nei servizi di media audiovisivi e radiofonici sia assicurato l’effettivo rispetto dei diritti fondamentali a garanzia degli utenti, di dignità della persona e del principio di non discriminazione, oltre che il divieto di incitamento all’odio basato su etnia, sesso, religione e nazionalità.
Il Regolamento, contenuto nella Delibera n. 157/19/CONS, è stato preceduto da una consultazione pubblica (avviata con delibera n. 25/19/CONS) alla quale hanno partecipato le associazioni di settore, rappresentanti della società civile e delle imprese. Un contributo fondamentale è derivato dalla stretta collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti che ha portato alla definizione di una procedura di confronto permanente sulle iniziative dell’Autorità.
Attraverso il regolamento l’Autorità intende fornire un quadro più definito di norme finalizzate al contrasto alle espressioni d’odio, secondo i principi delle normative italiane ed europee in materia volti a contrastare forme di discriminazione basate sulla costruzione e diffusione di stereotipi, nonché di generalizzazioni decontestualizzate di singoli episodi di cronaca che ledono la dignità di singole persone. Restano ferme le attribuzioni dell’Ordine dei giornalisti di cui al combinato disposto della legge n. 69/1963 e del D.P.R. n. 137/2012, relativamente ai propri iscritti.
Al fine di una più agevole comprensione del regolamento l’Autorità ha previsto all’articolo 1, comma 1, lett. n) una definizione di espressioni o discorso d’odio (hate speech) ossia “l’utilizzo di contenuti o espressioni suscettibili di diffondere, propagandare o fomentare l’odio e la discriminazione e istigare alla violenza nei confronti di un determinato insieme di persone ‘target’, attraverso stereotipi relativi a caratteristiche di gruppo, etniche, di provenienza territoriale, di credo religioso, d’identità di genere, di orientamento sessuale, di disabilità, di condizioni personali e sociali, attraverso la diffusione e la distribuzione di scritti, immagini o altro materiale, anche mediante la rete internet, i social network o altre piattaforme telematiche”.
Passando poi ai destinatari del regolamento è possibile affermare che esso consta di due parti. La prima parte si rivolge ai fornitori di servizi di media audiovisivi sia pubblici, la rai, che privati su tutte le piattaforme trasmissive (DTT, Satellite e IPTV). Tali soggetti sono tenuti ad osservare una serie di cautele e indirizzi, ponendo particolare attenzione alla identificazione del contesto specifico di riferimento rispetto a possibili rappresentazioni stereotipate e generalizzazioni che, attraverso il ricorso a espressioni di odio, possano generare pregiudizio nei confronti di persone che vengano associate ad una determinata categoria o gruppo oggetto di discriminazione, offendendo così la dignità umana e generando una lesione dei diritti della persona.
A tal fine, vanno considerati anche eventuali elementi grafici, presenti nel programma, passibili di generare effetti “discriminatori” (titoli, sottopancia, affermazioni virgolettate) in quanto volti a generalizzare o a conferire natura sistematica a fatti specifici ed episodi particolari, nonché volti, in assenza di precisazioni in merito al contesto di riferimento, a generare dubbi sulla loro natura episodica, rispetto ai diversi temi oggetto di discussione in trasmissione.
Con particolare riferimento alla concessionaria del servizio radiotelevisivo, Rai, anche in esecuzione al contratto di servizio, l’autorità ha previsto che dovrà promuovere la diffusione di contenuti che valorizzano i principi di rispetto della dignità umana, di non discriminazione, dell’inclusione e della coesione sociale, nonché di contrasto all’istigazione alla violenza e all’odio.
Il regolamento è dotato di potere sanzionatorio, previo avvio di un procedimento in contradditorio, in presenza di violazioni sistematiche o comunque particolarmente gravi. In caso di inottemperanza, l’Autorità provvede ai sensi dell’art. 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249 irrogando una sanzione pecuniaria da 10.000 euro sino a 250.000.
Inoltre, il regolamento si rivolge alle piattaforme di condivisione di video online. Proprio tale aspetto rappresenta la vera novità in quanto per la prima volta in Italia tali piattaforme assumono una responsabilità nei confronti di una NRA. Nell’attesa della trasposizione della nuova Direttiva europea sui servizi media audiovisivi e radiofonici (Direttiva 1808/2018) , che estende alle piattaforme di condivisione di video online taluni obblighi in materia, l’Autorità coordinerà e indirizzerà l’elaborazione di codici di condotta di co-regolazione con tali piattaforme.
Infine, l’Autorità ha predisposto un video a carattere istituzionale disponibile sul sito agcom.it e sui propri canali social e che nei prossimi giorni sarà oggetto di una specifica campagna sulle reti televisive nazionali.

1. Video

2. Testo del regolamento