Redditometro 2021: pc e abbonamento wifi tra gli indici di capacità contributiva

di   Daniela Mendola -

Sono in corso le consultazioni per il decreto redditometrico 2021. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha affidato all’Istat e alle associazioni maggiormente rappresentative di consumatori il compito di formulare osservazioni ed esprimere valutazioni sulla bozza del decreto redditometrico pubblicato online. Il provvedimento in esame, applicabile agli anni di imposta a decorrere dal 2016, individua le informazioni, utilizzabili per determinare gli indici di capacità contributiva, presenti negli archivi in possesso dell’Amministrazione Finanziaria (all. tabella A). Gli indici economicamente valutabili sono suddivisi in quattro macroaree: consumi, investimenti, risparmi e spese per trasferimenti. Nella categoria dei consumi figurano anche le spese sostenute per l’acquisto di computer, smartphone e abbonamenti wifi. Spese, queste ultime, rivelatesi ancor più necessarie, al tempo della pandemia, in considerazione dell’incremento dello smart working. Secondo i dati pubblicati dall’Istat il 7 aprile 2020, in riferimento alle annualità 2018-2019, il 47,2% delle famiglie possiede almeno un dispositivo informatico e il 22,2% è in possesso di un pc per ciascun componente. Dati presumibilmente in crescita per le annualità 2020-2021 che hanno visto l’ingresso a “regime” del lavoro digitale e l’introduzione della cd. didattica a distanza. Ma non solo. Rientrano tra gli indici, suscettibili di generare capacità contributiva anche le spese, risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria, sostenute per l’acquisto di giochi online. Tali spese, tuttavia, non possono essere poste alla base dell’accertamento redditometrico sic et simpliciter, ma solo dopo aver attivato il contraddittorio con il contribuente. L’uso di algoritmi, infatti, non può legittimare un indiscriminato recupero erariale, ma deve facilitare l’Ufficio alla rideterminazione della effettiva capacità contributiva. Pertanto, al verificarsi dello scostamento cd. qualificato (pari al 20%), tra quanto dichiarato dal contribuente e quanto accertato dall’Ufficio, quest’ultimo deve consentire all’interessato di fornire la prova contraria. Come si legge nella bozza del decreto “si è cercato di dotare l’accertamento sintetico di garanzie per il contribuente”, mediante la previsione di un doppio contraddittorio. L’uno, endoprocedimentale, per consentire al contribuente di dimostrare che il finanziamento delle spese sia avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo di imposta, con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o comunque legalmente esclusi dalla base imponibile oppure che il finanziamento è avvenuto da parte di soggetti diversi dal contribuente stesso. L’altro, postprovvedimentale, si concretizza con l’attivazione del procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. L’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative di consumatori avranno la possibilità di vagliare la modalità di ricostruzione induttiva formulata nel decreto ministeriale fino al 15 luglio e, se del caso, proporre delle modifiche anche in considerazione dell’attuale contesto socioeconomico.

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