Rappresentatività delle associazioni: i followers virtuali non sono rilevanti ai fini della legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sull’ambiente [TAR Calabria, sez. 1, sentenza del 18 marzo 2019, n. 302]

di Alessia Del Pizzo -

Seguire la pagina Facebook di un’associazione rappresentativa di interessi diffusi è sufficiente affinché possa essersene considerati membri?
Sulla questione si è recentemente pronunciato il giudice amministrativo in un controverso caso di lesione di interessi ambientali.

Come è noto, infatti, la legge 8 luglio 1986, n. 349 istitutiva del Ministro dell’ambiente, ha per la prima volta disciplinato in modo organico la materia del danno ambientale riconoscendo, per tramite del combinato disposto degli artt. 13 e 18 comma 5, la legittimazione delle associazioni costituite a tutela dell’ambiente ad adire l’autorità giudiziaria contro atti amministrativi suscettibili di ledere gli interessi dei propri consociati. In realtà il legislatore del 1986 ha delineato un meccanismo per cui le sole associazioni individuate con decreto del Ministero dell’ambiente, inserite in un apposito albo, sono dotate di legittimazione rappresentativa. Nel tempo, poi, per effetto di numerose pronunce giurisprudenziali, si è estesa la rappresentatività anche agli enti formalmente non riconosciuti dal Ministero purché rispondenti ad una serie di criteri, ritenuti necessari a fondarne la legittimazione a perseguire in giudizio la salvaguardia della dimensione collettiva del bene ambiente.
In particolare la legittimazione ad impugnare atti generali deve essere apprezzata alla luce di alcuni requisiti efficacemente richiamati dal Consiglio di Stato n. 4233/2013, ossia: 1) il perseguimento da parte dell’ente giuridico, in via statutaria e in modo non occasionale, di obiettivi di tutela ambientale; 2) un adeguato grado di rappresentatività organizzativa; 3) la c.d. vicinitas, intesa quale localizzazione del soggetto che si assume portatore dell’interesse diffuso nel territorio sul quale il provvedimento amministrativo produce effetti e, quindi, quale specifico collegamento territoriale tra l’interesse presumibilmente leso e l’ambito di operatività dell’associazione.
Poche settimane fa, proprio per carenza del requisito di rappresentatività, il contenzioso amministrativo promosso innanzi al TAR per la Calabria da un’associazione ambientalista avverso un provvedimento della Regione Calabria, relativo ad un impianto di trattamento dei rifiuti nel Comune di Rende, si è concluso, in accoglimento di una doglianza dell’amministrazione resistente, con una pronuncia di inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione ad agire.
Nello specifico si è ritenuto che l’associazione, fondata da 18 cittadini e recante circa 71 iscritti, non fosse dotata di sufficiente rappresentatività in relazione ad una comunità locale di approssimativamente 35.000 abitanti. Inoltre, vane sono state le richieste della ricorrente di considerare i seguaci della propria pagina Facebook quali membri dell’associazione. Infatti il Tribunale Amministrativo, con la sentenza del 18 marzo 2019, n. 302 ha osservato che <> e che, dunque, non può essere considerato rilevante il dato per cui l’ente sarebbe seguito su Facebook da un numero consistente di followers, poiché essi sono <>.
Quindi, avere un gran numero di seguaci sui social network non aumenta la rappresentatività di un ente portatore di interessi diffusi ai fini della legittimazione ad impugnare in giudizio atti amministrativi.

La vicenda è emblematica del ruolo che le tecnologie informatiche ricoprono nella quotidianità delle persone. In particolare negli ultimi decenni si è avuta una progressiva cancellazione delle barriere tra vita virtuale e vita reale; quello che accade nel web non rimane solo nel web ma si ripercuote nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri. Dunque non deve stupire troppo che un’associazione ambientalista abbia pensato, al fine di legittimare la propria presenza in giudizio, di fondare la propria rappresentatività non soltanto sul numero degli effettivi associati ma anche dei followers. Tuttavia non possono non condividersi le conclusioni del TAR in quanto seguaci virtuali, allo stato dei fatti, non sono altro che meri destinatari delle informazioni condivise dall’associazione tramite social network e in alcun modo possono condizionarne l’operato e le decisioni, non essendo loro riconosciuto alcun potere decisionale. Inoltre il “like” su Facebook costituisce, il più delle volte, un’attività meccanica, effettuata con estrema leggerezza e in modo compulsivo, che non sottende alcuna volontà associativa né di condivisione di obiettivi.