Quali rischi per il live streaming pirata delle gare del campionato di serie A?

di Giuseppe Cassano -

Il Tribunale delle imprese di Milano ha condannato il gestore del sito pirata “calcion” a quasi 5 milioni di euro per avere trasmesso in live streaming le partite del campionato di serie a per la stagione 2015/2016. Riconosciuti anche i danni non patrimoniali e la condanna alla pubblicazione della sentenza sui principali quotidiani nazionali.

Mediaset Premium s.p.a. (“Mediaset”) aveva acquistato i diritti audiovisivi per trasmettere in diretta, a pagamento, su piattaforma pay-tv e tramite il proprio servizio di pay-per-view, le partite del campionato di calcio di Serie A per il triennio 2015/2016-2017/2018 nonché i diritti audiovisivi per la trasmissione delle dirette della Champions League per le medesime stagioni. Già dall’inizio della prima stagione calcistica Mediaset accertava che tramite il Portale denominato “Calcion” (e le sue varie estensioni: calcion.at, calcion.be, calcion.co, calcion.in e calcion.pw) venivano trasmesse illegalmente in modalità live streaming le gare calcistiche oggetto di esclusiva.
Con ordinanza rep. n. 7691/2016, emessa dal Tribunale di Milano, Sezione Impresa “A” del 27.7.2016, il giudice della cognizione sommaria accoglieva il ricorso proposto da Mediaset e inibiva al gestore del portale “ogni ulteriore comunicazione o messa a disposizione del pubblico, in qualsiasi forma e con qualunque mezzo, dei prodotti audiovisivi di titolarità di Mediaset Premium s.p.a. meglio identificati in ricorso nonché ogni ulteriore utilizza-zione, in qualsiasi forma e con qualunque mezzo, dei marchi Mediaset Premium e Premium Calcio di titolarità della ricorrente” fissando la penale “di Euro 25.000,00 per ogni eventuale violazione del provvedimento e di Euro 5.000,00 per ogni giorno di ritardo nella sua esecuzione”.
Successivamente Mediaset agiva in giudizio per la tutela dei propri diritti esclusivi di sfruttamento commerciale e dei diritti autorali connessi, nonché dei propri diritti di proprietà industriale sui marchi identificativi delle proprie emittenti televisive. Quest’ultima chiedeva il risarcimento di tutti i danni subiti, per importi pari a diversi milioni di euro.
Dopo avere riconosciuto la piena titolarità dei diritti esclusivi sui prodotti calcistici oggetto di causa, il Tribunale ha stabilito che “la trasmissione abusiva delle partite in live streaming su internet effettuata in contemporanea alla diffusione da parte del titolare dei diritti sulla piattaforma è una fonte di grave ed irreparabile pregiudizio per Mediaset” e, su tali premesse, ha confermato l’ordine inibitorio impartito dal giudice della fase cautelare.
La valutazione dei danni si è basata sull’analisi economica svolta dal consulente tecnico d’ufficio che, ai fini della determinazione del danno, ha preso in esame il prezzo medio di vendita al pubblico -in modalità pay-per-view- di ogni singolo evento sportivo da parte di Mediaset (€ 10/evento) e il numero complessivo di utenti, collegati dall’Italia, che hanno utilizzato il sito pirata “Calcion” nel periodo considerato (oltre un milione di utenti). Il consulente tecnico aveva proposto di calcolare il lucro cessante anche sulla base di una stima equitativa di mancati abbonamenti venduti a causa della possibilità di accedere liberamente agli eventi calcistici che, notoriamente, fanno da “traino” alla vendita di abbonamenti delle pay-tv. Nella determinazione finale del danno il Tribunale ha ritenuto di dovere considerare però una molteplicità di fattori tra cui i maggiori costi che avrebbe dovuto affrontare Mediaset nell’ipotesi di maggiori vendite dei prodotti audiovisivi (nella misura del 50% sui ricavi) ed il fatto che sul portale Calcion fossero presenti, sia pure in misura ridotta, anche contenuti diversi da quelli nella titolarità dell’attrice.
Meritevole di nota è il fatto che il Tribunale, nel determinare equitativamente il lucro cessante di Mediaset, ha preso in considerazione il prezzo di vendita degli eventi sportivi usualmente praticati per la fornitura dei servizi pay, avendo riguardo quindi alle condizioni di vendita del servizio praticato dal titolare dei diritti oggetto di violazione.
Non sono state minimamente considerate –quali criteri alternativi di determinazione del danno- forme alternative di determinazione del prezzo del consenso quale ad esempio un ipotetico corrispettivo “a condivisione di fatturato” (o revenue sharing) in quanto criterio di stima del danno in alcun modo utilizzabile in relazione allo scenario fenomenologico del caso de quo. Un altro Giudice, in altro caso di contraffazione di prodotti audiovisivi di società del Gruppo Mediaset, aveva dato atto del fatto che “non appare percorribile la tesi propugnata da parte convenuta, relativa alla possibile adozione del criterio della cosiddetta Revenue Sharing, ovverosia la ripartizione degli utili fra parte attrice e parte convenuta, posto che, come osservato correttamente da parte attrice, la forza commerciale di RTI avrebbe potuto imporre delle condizioni molto più favorevoli di quelle generalmente praticate dalla società convenuta agli utenti del web e le trattative sarebbero anche potute addivenire al mancato raggiungimento di un accordo per assenza di un obiettivo minimo di utile per RTI. Né comunque appare logico commisurare il danno maturatosi nella sfera giuridica di un soggetto in proporzione al vantaggio prodottosi nella sfera giuridica del danneggiante; il copyright di parte attrice avrebbe difatti potuto essere gestito dalla convenuta in maniera del tutto inefficiente e tale da ridurre significativamente gli utili di impresa” (sentenza n. 14757/2019, RTI c Dailymotion).
Dal momento che la condotta illecita del caso in commento, deciso dal Tribunale di Milano, è sussumibile in specifica fattispecie di reato (cfr. art. 173 ter LDA), il Giudice ha riconosciuto equitativamente a parte attrice anche i danni non patrimoniali nella misura del 10% del danno patrimoniale (per complessivi quasi 5 milioni di euro).
Il gestore del sito pirata è stato condannato a pagare anche le spese di lite per circa € 100.000,00 e le spese di pubblicazione della sentenza sulle edizioni cartacee e on line dei quotidiani Il Sole 24 Ore e Il Corriere della Sera.