Magistrati amministrativi sui social: il Consiglio di Stato detta le regole.

di Elio Guarnaccia -

 

La Giustizia Amministrativa è da sempre pioniera nell’uso delle tecnologie informatiche. Si pensi, a titolo di esempio, al principio del “digital first” di cui all’art. 136 del Codice del Processo Amministrativo, o anche all’utilizzo ufficiale di  “Telegram” per aggiornare gli avvocati sullo stato di avanzamento delle udienze.

Qualche giorno fa un nuovo passo avanti: sabato 27 marzo infatti sono state pubblicate sul sito web ufficiale della Giustizia Amministrativa le prime linee guida sul comportamento dei magistrati amministrativi sui social network, varate dal Consiglio di Presidenza della GA, ovvero l’organo di  autogoverno della magistratura amministrativa.

Si tratta di un’iniziativa autonoma. Il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, nel corso del dibattito in Consiglio di Presidenza, ha infatti riferito: «siamo la prima magistratura a riflettere sul tema e ad auto disciplinarsi», con l’intento di fornire «regole di comportamento condivise, frutto del comune sentire della magistratura amministrativa».

La ratio di questa vera e propria social media policy, sembra sintetizzata all’art. 2: “I magistrati amministrativi utilizzano i social media, quale forma della libertà di manifestazione del pensiero, nel rispetto dei canoni di comportamento da essi esigibili, anche nella vita privata, secondo i codici etici dei magistrati amministrativi e le vigenti norme disciplinari, al fine di salvaguardare il prestigio e l’imparzialità dei singoli magistrati e della giustizia amministrativa nel suo insieme e la fiducia di cui sia i singoli che l’Istituzione devono godere nell’opinione pubblica.

Ma la delibera non si limita a richiamare espressamente l’applicazione delle regole di comportamento preesistenti, prevedendo alcune regole specifiche per i social, in ragione del rischio di perdita di controllo sulle informazioni in essi diffuse. In particolare, i magistrati amministrativi dovranno adottare elevati parametri di continenza espressiva” (art. 5), non dovranno comunicare “con le parti, i loro rappresentanti o il pubblico in generale con riferimento a casi e controversie di propria competenza(art. 6), e non dovranno utilizzare i social media “come strumento di pubblicità di proprie attività economiche extraistituzionali (art. 7).

Interessante il passaggio, contenuto all’articolo 8, sulle “amicizie” social.

La Delibera ribadisce un principio già affermato in giurisprudenza, secondo cui l’amicizia social non integra la commensalità abituale quale causa di incompatibilità ai sensi dell’art. 51 c.p.c. (ex multis, TAR Sardegna, sez. I, 3 maggio 2017 n. 281), tuttavia precisa che “le amicizie e i contatti sui social network e media, pur non equiparabili a quelli della vita reale, quando concernono persone coinvolte nell’attività professionale del magistrato devono essere contenute ovvero evitate, allorché essi possano incidere sulla sua immagine di imparzialità”.

Infine, il Consiglio di Presidenza si impegna, insieme all’Ufficio studi della Giustizia Amministrativa, ad organizzare iniziative di formazione specifica su vantaggi e rischi derivanti dall’utilizzo dei social media (art. 9), non senza stimolare, tuttavia, i magistrati a conoscere adeguatamente le impostazioni di sicurezza e privacy delle piattaforme di social media che utilizzano” (art. 10).

“Delibera sull’uso dei mezzi di comunicazione elettronica e dei social media da parte dei magistrati amministrativi”, Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, 25 marzo 2021.   [https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/delibera-sull-uso-dei-mezzi-di-comunicazione-elettronica-e-dei-social-media-da-parte-dei-magistrati-amministrativi-consiglio-di-presidenza-della-giust]