Il legal design a sostegno della tecnica legislativa

di Livia Aulino -

Nell’emergenza Covid-19 che ha colpito il nostro Paese, i cittadini italiani si sono trovati a dover rispettare decreti su decreti, spesso annunciati in tarda notte ed entrati in vigore il giorno successivo. Tali testi normativi sono risultati troppo lunghi, ermetici e ricchi di dubbi interpretativi, tanto che all’emissione di un decreto ne sono conseguiti altri di “chiarimento” al precedente, nonché conferenze, comunicati stampa esplicativi, sia a livello nazionale che regionale.
In particolare, l’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, annunciato la sera del 21 marzo, ed entrato in vigore il 23 marzo, contiene circa 2000 parole e ben dieci rinvii ad altri decreti, leggi, ordinanze, codici, protocolli.
Ciò non ci sorprende se si considera che la normativa italiana è composta da circa 110mila leggi attualmente in vigore e da leggi contenenti anche 150mila parole (come ad esempio la legge di bilancio del 2018).
La macchinosità e l’ambiguità semantica di tali testi normativi è stata rilevata anche da autorevoli giuristi; il professore S. Cassese, infatti, nel suo articolo del 23.03.2020 nel Corriere della Sera – nel criticare l’estensione e la complessità e degli ultimi decreti in tema di coronavirus – ha richiamato il documento (intitolato “Brevity”) con cui Churchill il 09.08.1940 elencava in quattro punti come dovessero essere scritti documenti governativi.
D’altronde il legislatore non dovrebbe scrivere le leggi per sé stesso ma per un’intera e disomogenea comunità, a cui poi si applica rigidamente il principio “ignorantia legis non excusat”.
Il principio di chiarezza dei testi normativi è, tra l’altro, sancito all’art. 13-bis, 1 comma, della legge n. 400/1988 (modificata dalla L. n. 69/2009) secondo cui: “a) ogni norma che sia diretta a sostituire, modificare o abrogare norme vigenti ovvero a stabilire deroghe indichi espressamente le norme sostituite, modificate, abrogate o derogate; b) ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, nonché in regolamenti, decreti o circolari emanati dalla pubblica amministrazione, contestualmente indichi, in forma integrale o in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo o la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare”.
In questo disordine legislativo, Internet ed i social network rappresentano una fonte di soccorso per i cittadini, nella comprensione delle norme. Ma l’opportunità della tecnologia non può esaurirsi nella rapidità della diffusione delle informazioni – di cui i social network sono pionieri – anche perché sempre più spesso si corre il rischio di incorrere in fake news.
La tecnologia può soccorrere il legislatore anche attraverso l’applicazione della metodologia del legal design. Il legal design è definito da M. Hagan – ricercatrice alla Stanford University – come l’applicazione dello human- centred design al mondo del diritto, al fine di creare servizi legali più immediati, utilizzabili e appaganti per l’utente (in www.lawbydesign.com).
Da tempo anche il centro di ricerca ReCEPL dell’Università Suor Orsola Benincasa – di cui la prof.ssa Lucilla Gatt è direttore e la prof.ssa Ilaria Caggiano è vicedirettore – svolge attività di ricerca sul tema del legal design, con particolare riferimento alla contrattualistica, avvalendosi di varie metodologie anche multidisciplinari.
Al fine di tutelare valori come la certezza del diritto e l’efficienza della giustizia, sarebbe opportuno intervenire dapprima sul perfezionamento della tecnica legislativa attraverso l’uso di un linguaggio maggiormente chiaro ed inequivocabile, evitando criptici richiami e rinvii ad altri testi normativi. In secondo luogo, il legislatore dovrebbe applicare la metodologia del legal design nella redazione dei testi normativi, fornendo – anche in allegati esplicativi – delle sintesi grafiche, infografiche, mappe e strumenti interattivi al fine di garantire una globale ed immediata comprensione delle norme.
L’uso di tali tecniche renderebbe i destinatari maggiormente consapevoli, e ne conseguirebbe come effetto immediato, una maggiore efficacia della legge.

Post scriptum: Il presente contributo rappresenta la traduzione in italiano di: AULINO L., Legal design in support of legislative drafting, in EJPLT, 2020 (http://www.ejplt.tatodpr.eu/Article/Archive/index_html?ida=193&idn=6&idi=-1&idu=-1).