Con le “nuove” regole del deposito telematico si oltrepassa l’attività di controllo del cancelliere

di Mariangela Ferrari -

La Cassazione (Cassazione civile sez. I – 27/02/2020, n. 5372) ha chiarito che nei procedimenti civili il rifiuto da parte del cancelliere, ex art. 285 del d.P.R. n. 115 del 2002, degli atti fiscalmente non in regola – introdotto allorché il deposito degli atti era solo quello cartaceo –, non si applica qualora l’atto introduttivo sia stato trasmesso alla cancelleria in via telematica.
Il rilievo decisivo riguarda l’applicazione alla fattispecie della normativa speciale, introdotta successivamente a quella disapplicata, (D.L. 18 ottobre 2012, n.179, con modifiche in L. 17 dicembre 2012, n.221), in cui all’art. 16 bis, comma 7, il legislatore stabilisce che: “Il deposito con modalita’ telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia. (Omissis)”.
Il momento del perfezionamento del deposito coincide con quello di generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del sistema PEC, eliminando ogni e qualsiasi possibilità di rifiuto di ricezione degli atti da parte del cancelliere che pur riscontri irregolarità fiscali.
In questo caso il legislatore ha inteso regolare il deposito telematico in modo differenziato rispetto alle formalità che vigevano prima dell’entrata in vigore della normativa, escludendo che l’operatore umano possa interrompere la procedura telematica, anche se in presenza di irregolarità, che sarà eventualmente chiamato a sanare successivamente secondo le istruzioni del Ministero competente (il riferimento nella sentenza è alla nota del 4 settembre 2017, n. 164259, del Ministero della Giustizia – Dipartimento Affari di Giustizia – Direzione generale della Giustizia Civile).
In un precedente sul tema la S.C. aveva attribuito alla disposizione un significato di garanzia per la parte: “E’ evidente che l’intento del legislatore è quello di prevenire il rischio di ritardi o decadenze incolpevoli a carico della parte per cause alla medesima non imputabili, che possano ricondursi agli eventuali ritardi nella lavorazione degli atti oggetto di invio telematico da parte della cancelleria.” (Cass. 3 maggio 2019, n.11726), riferendosi all’attività di iscrizione a ruolo del fascicolo che in caso di deposito cartaceo avveniva contestualmente, a differenza del caso di deposito telematico, in cui l’attività della parte può non coincidere con il momento in cui il cancelliere si dedicherà a quell’atto.
Con buona pace dei possibili intoppi dovuti alla tecnologia; si pensi solo alla seconda parte del comma 7, dell’art. 16 bis, sopra citato, in cui si fa riferimento al caso in cui lo spazio virtuale della ricevuta non sia sufficiente e si debba ripetere l’operazione più volte, generando più messaggi (così testualmente: “Quando il messaggio di posta elettronica certificata eccede la dimensione massima stabilita nelle specifiche tecniche del responsabile per i sistemi informativi automatizzati del ministero della giustizia, il deposito degli atti o dei documenti puo’ essere eseguito mediante gli invii di piu’ messaggi di posta elettronica certificata. Il deposito e’ tempestivo quando e’ eseguito entro la fine del giorno di scadenza).