La seconda volta delle Sezioni Unite sulla giurisdizione per l’azione di risarcimento danni da trasporto aereo con acquisto di biglietto on line [Cass. Civ., Sezioni Unite, 13.02.2020, n. 3561]

di Mariangela Ferrari -

È curioso che le Sezioni Unite intervengano sulla medesima questione di fondo a distanza di poco più di sette mesi.
Avevamo segnalato la pronuncia ( SS.UU., 08.07.2019) che, in applicazione della Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999, ratificata in Italia con L. n. 12 del 2004, aveva individuato nel domicilio del viaggiatore, acquirente del biglietto on line, il foro competente per l’azione di risarcimento danni subiti dalla cancellazione del volo diretto e riprogrammazione del viaggio su volo con scalo, oltre alla ritardata riconsegna dei bagagli danneggiati.
La questione su cui si pronunciano le SS.UU. non appare nuova, né vi è stato il tempo per il radicarsi di un conflitto giurisprudenziale interno, così da escludere che la Suprema Corte si esprima con quella tradizionale funzione nomofilattica che è propria delle pronunce a Sezioni Unite per garantire l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge (sul punto v. Ricci, G.F. Ricci, Il giudizio civile di cassazione, Torino, 2019, p. 29; Inzitari, Obbligatorietà e persuasività del precedente giudiziario, in Contr. e impr., 1988, p. 529; Calamandrei, La cassazione civile. Disegno generale dell’istituto, vol. 2, Milano, 1920).
In realtà la medesima questione presenta soltanto argomentazioni diverse grazie alla prospettazione delle parti, anche se conduce all’identico epilogo di sette mesi or sono; un unicum nel genere delle pronunce a Sezioni Unite.
Innanzitutto il fatto che nelle proprie conclusioni il Procuratore Generale condividesse la ricostruzione della compagnia aerea, versione disattesa dalla Suprema Corte, secondo cui competente per il danno da cancellazione del volo fosse il giudice irlandese, grazie ad una clausola compromissoria valida contenuta nel contratto di acquisto del titolo di viaggio e soprattutto per la mancata applicabilità della Convenzione di Montreal che si occuperebbe soltanto di “danni da ritardo del volo ma non dei danni da mancata partenza o da soppressione, cioè si occuperebbe dei danni da difettosa esecuzione della prestazione, ma non da mancata esecuzione della prestazione stessa”.
Le Sezioni Unite sconfessano tale impostazione: la questione di giurisdizione sollevata dalla compagnia di volo si fonda sulla presenza di una “clausola di proroga della giurisdizione in esclusiva” che fa salvo quanto previsto dalla Convenzione di Montreal o dalla legge applicabile.
Nulla questio sull’accettazione della clausola con il sistema del point and click (o clicchi o non prosegui nell’acquisto), né sulla conoscibilità delle condizioni generali di contratto (cgc) accessibili e scaricabili aprendo un link, né sull’adesione alle medesime cgc accettate flaggando la relativa casella inserita nel contratto on line, per le quali le SS.UU. rinviano a statuizioni anche della CGUE (fatto espresso rinvio a sentenza del 21 maggio 2015, C- 322/14) che hanno risolto positivamente le relative vertenze ( Cass. SS.UU., n. 1311 del 2017).
In sostanza nel caso di specie, il problema non è stato relativo alla verifica della validità della clausola compromissoria, ma relativo alla sua applicabilità, possibile solo se alla vertenza non sia applicabile la Convenzione.
E su questo punto la pronuncia in esame ha statuito che il petitum volto ad ottenere l’indennità compensativa ed il risarcimento del danno per la soppressione del volo, rientra pienamente e perfettamente nell’ambito di applicazione della Convenzione di Montreal per due ordine di motivi: l’interpretazione letterale della norma e la ratio della stessa.
Innanzitutto l’interpretazione testuale: nella Convenzione si parla soltanto di “danno da ritardo” in generale e non di danno da ritardo del volo, che si differenzierebbe dal danno da soppressione del volo; “il riferimento è al ritardo nel trasporto aereo, oggetto della convenzione, e tale riferimento deve intendersi al compimento della complessiva operazione di trasporto aereo dedotta in contratto sino alla sua destinazione finale”.
In questo senso non vi è alcun dubbio che anche la soppressione di un volo comporta un ritardo nella conclusione del viaggio, foriero di danni e disagi per i viaggiatori.
A tale interpretazione del dato letterale si aggiunge un’interpretazione sistematica e complessiva dell’articolo 33 della Convenzione, che sarebbe minato nella sua logicità e incidenza regolatoria laddove lo si ritenesse valido a regolare le sole ipotesi di mero parziale inadempimento dell’obbligazione, con esclusione dell’ipotesi dell’inadempimento totale della prestazione avvenuto con la soppressione del volo.
In conclusione, richiamando il precedente di cui ci siamo già occupati, la giurisdizione si radica in Italia “sia in applicazione del criterio di collegamento del luogo di destinazione del viaggio, sia in applicazione del criterio di collegamento del luogo ove è sito lo stabilimento del vettore che cura la conclusione del contratto”, che, nel caso di acquisto on line, non può identificarsi in un unico luogo fisico, e si conferma debba coincidere con “il domicilio degli acquirenti, quale luogo nel quale gli stessi siano venuti a conoscenza dell’accettazione della proposta formulata con l’invio telematico dell’ordine e del pagamento del corrispettivo”, esattamente come statuito in precedenza (Cass. 18257/19 cit.).