Inesistente la notifica PEC nel processo tributario se effettuata prima del 1 dicembre 2015 [Cass. Civ., Sez. VI, 7 maggio 2019, n. 12038]

di Maurizio Reale -

La Corte di Cassazione, con la decisione n. 12038 del giorno 7 maggio 2019 in tema di contenzioso tributario, dispone che la notifica effettuata a mezzo PEC dal difensore del contribuente, è inesistente e insuscettibile di sanatoria e, in quanto tale, non idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis, comma 3, che richiama il D.M. 23 dicembre 2013, n. 163, le notifiche tramite PEC degli atti del processo tributario venivano previste, in via sperimentale, solo a decorrere dal 1 dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria, come precisato dal D.M. 4 agosto 2015, art. 16. Tale impostazione porta ad escludere la pertinenza delle statuizioni di SU 7665/2016, poichè riguardano non la legittimità in astratto della notifica a mezzo PEC, quanto la sua regolarità (tecnica) in concreto.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –
Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –
Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –
Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –
Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso 8912-2018 proposto da:
OMISSIS, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso da se stesso;
– ricorrente –
contro
OMISSIS;
– intimato –
avverso la sentenza n. 8510/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 16/10/2017;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 14/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI PRISCOLI LORENZO.
Svolgimento del processo
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale dichiarava inammissibile il ricorso presentato dal contribuente avverso due avvisi di accertamento per ICI 2010 e 2011 emessi dal comune di Carinola in relazione a due immobili di proprietà del contribuente in quanto il ricorso del contribuente era stato introdotto a mezzo di notifica telematica;
che la Commissione Tributaria Regionale respingeva l’appello citando Cass. 12 settembre 2016, n. 17941, rilevando l’inesistenza di tale notifica e la conseguente in suscettibilità di una sua sanatoria e ritenendo che il ricorso in primo grado era inammissibile poichè notificato tramite PEC;
che la contribuente proponeva ricorso affidato ad un unico motivo e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per l’accoglimento, mentre l’Agenzia delle entrate non si costituiva.
Motivi della decisione
Considerato che con l’unico motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la contribuente denuncia violazione degli artt. 121, 156 e 160 c.p.c. in quanto è stata dichiarata l’inesistenza della notifica a mezzo PEC del ricorso di primo grado nonostante la tempestiva costituzione del resistente che si è ben difeso nel merito della causa;
ritenuto che il motivo di ricorso è infondato, richiamandosi le argomentazioni – che si condividono – di Cass. 25 luglio 2017, n. 18321 (in senso analogo Cass. 12 settembre 2016, n. 17941):
in tema di contenzioso tributario, la notifica effettuata a mezzo PEC dal difensore del contribuente, munito dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, all’Amministrazione finanziaria è inesistente e insuscettibile di sanatoria, per cui non è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis, comma 3, che richiama il D.M. 23 dicembre 2013, n. 163, le notifiche tramite PEC degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1 dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria, come precisato dal D.M. 4 agosto 2015, art. 16″ (Cass. n. 17941 del 12/09/2016: nella specie invece si tratta della Campania, anche se la notifica è stata effettuata il 23 febbraio 2016).
Più ampiamente, vi è in particolare da osservare che:
– la L. n. 53 del 1994, art. 1, secondo periodo, nel testo da ultimo risultante a seguito della modifica apportata dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 46, comma 1, lett. a), n. 2), convertito, con modificazioni, nella L. 11 agosto 2014, n. 114, dispone che, quando ricorrono i requisiti di cui al periodo precedente della stessa norma, fatta eccezione per l’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine, “la notificazione degli atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale può essere eseguita a mezzo di posta elettronica certificata”;
– da tale disposizione si ricava, tuttavia, a contrario, avuto riguardo alla specialità delle disposizioni che regolano il processo tributario dinanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali, che detta forma di notifica, come di seguito disciplinata dalla citata L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, come inserito dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16 quater, convertito, con modificazioni nella L. 7 dicembre 2012, n. 221, che ha abrogato della L. n. 53 del 1994, art. 3, comma 3 bis, non e ammessa per la notificazione degli atti in materia tributaria, se non espressamente disciplinata dalle specifiche relative disposizioni;
– deve quindi considerarsi pienamente e tuttora vigente in parte qua, l’originaria previsione del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 16, comma 4, avente ad oggetto Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, a norma della L. 16 gennaio 2003, art. 27, per la quale “le disposizioni di cui al presente regolamento non si applicano all’uso degli strumenti informatici o telematici nel processo tributario”;
– della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, u.c., quale introdotto dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 46, comma 2, convertito in L. 11 agosto 2014, n. 114, in vigore dal 26 giugno 2014, stabilisce che sono escluse dalla disciplina dettata dai commi 2 e 3 della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis suddetto, le notifiche relative al giudizio amministrativo, restando anche attraverso detta disposizione confermato che le norme tecniche per la notifica mediante posta elettronica certificata dettata per il processo civile non possano trovare applicazione nel processo tributario neppure quale giudizio d’impugnazione sull’atto amministrativo tributario.
Dalle considerazioni che precedono consegue l’impossibilità che nella fattispecie possa assumersi l’equivalenza della trasmissione del documento informatico per via telematica alla notificazione per mezzo della posta, stabilita dal D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 48, comma 2, solo “salvo che la legge disponga altrimenti”.
Inoltre il quadro normativo di riferimento alla data dell’8 gennaio 2013, epoca di avvenuta notifica degli atti processuali de quibus porta a rilevare che il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, nel testo allora vigente (quale modificato, con l’aggiunta del comma 1 bis, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 39, comma 8, convertito, con modificazioni, nella L. 15 luglio 2011, n. 111 e modificato del 24 giugno 2014, n. 90, art. 49, comma 1, convertito in L. 11 agosto 2014, n. 114), prevedeva che le sole comunicazioni di segreteria potessero essere effettuate mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata.
La materia risulta oggi ridefinita, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, di revisione, tra l’altro, della disciplina del contenzioso tributario.
Abrogato il comma 1 bis, dell’art. 16, è stato aggiunto, infatti, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis, il cui attuale comma 3, per quanto qui specificamente rileva, prevede che “le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel D.M. Economia e Finanze 23 dicembre 2013, n. 163 e dei relativi decreti di attuazione”.
Il D.M. n. 163 del 2013, art. 3, comma 3, ha demandato, in particolare, per quanto qui rileva, a successivi decreti del Ministero dell’economia e delle finanze d’individuare le regole tecnico operative per le operazioni relative all’abilitazione al S.I.Gi.T. (Sistema informativo della giustizia tributaria), alla costituzione in giudizio mediante deposito, alla comunicazione e alla notificazione, alla consultazione e al rilascio di copie del fascicolo informatico, all’assegnazione dei ricorsi e all’accesso dei soggetti di cui al comma 2 del suddetto articolo, nonchè alla redazione e deposito delle sentenze, dei decreti e delle ordinanze.
Il D.M. Economia e Finanze 4 agosto 2015, ha quindi previsto, in attuazione della disposizione del D.M. n. 163 del 2013, art. 3, comma 3, le specifiche tecniche volte alla disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario.
Così ricostruito il sistema normativo, ne deriva che le notifiche a mezzo posta elettronica certificata nel processo tributario sono consentite solo laddove è operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematico.
Al riguardo va precisato che, in deroga alla generale previsione di entrata in vigore della riforma di cui al D.Lgs. n. 156 del 2015, del contenzioso tributario, fissata al 1 gennaio 2016 dal comma 1 dell’art. 12 dello stesso decreto, il comma 3 del medesimo art. 12 prevede che le “Le disposizioni contenute del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 16 bis, comma 3… si applicano con decorrenza e modalità previste dai decreti di cui al D.M. Economia e Finanza 23 dicembre 2013, n. 163, art. 3, comma 3”.
Infine, il D.M. 4 agosto 2015, art. 16, emanato, come si è detto, in attuazione del D.M. n. 163 del 2013, art. 3, comma 3, ha previsto l’entrata in vigore delle disposizioni relative al processo tributario telematico in via sperimentale per i ricorsi dinanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali dell’Umbria e della Toscana a partire dal primo giorno del mese successivo al decorso del termine di 90 giorni da pubblicazione dello stesso D.M. 4 agosto 2015, vale a dire dal 1 dicembre 2015.
Pertanto, anche tenuto conto della evoluzione normative recente, deve concludersi, riguardo allo specifico problema dibattuto nel presente giudizio, che nella fattispecie in esame la notifica tramite PEC effettuata dal difensore delle contribuenti all’amministrazione finanziaria del ricorso introduttivo della lite non era conforme ad alcun modello legale e pertanto deve ritenersi giuridicamente inesistente, in quanto tale non sanabile.
Tale considerazione porta ad escludere la pertinenza delle statuizioni di SU 7665/2016, poichè riguardano non la legittimità in astratto della notifica a mezzo PEC, quanto la sua regolarità (tecnica) in concreto.
Ritenuta dunque la nullità insanabile della notifica e la conseguente insuscettibilità di una sanatoria per raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c. (Cass., n. 20946 del 22/08/2018; Cass. n. 8268 del 27/04/2016; Cass. n. 5659 del 09/03/2010);
ritenuto pertanto che il ricorso va rigettato e che nulla va statuito in merito alle spese non essendosi costituita l’Agenzia delle entrate.
P.Q.M.
La Corte rigetta ricorso.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 marzo 2019.
Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2019