Indagine europea sul progresso tecnologico: non sempre vantaggi

di Michele Iaselli -

È apparsa recentemente la notizia di un’indagine svolta dal Center for the Governance of Change dell’università IE di Madrid (un’università privata in area economico-finanziaria e giuridica), che ha investigato l’atteggiamento dei cittadini europei nei confronti dei cambiamenti tecnologici e come pensano i loro governanti debbano gestire queste trasformazioni. Il rilevamento, condotto su 2.576 cittadini di otto nazioni europee, ha riscontrato che tre cittadini su quattro ritengono che, se non adeguatamente controllate, le nuove tecnologie causeranno più danni che benefici nel prossimo decennio. E si aspettano quindi che i governi approvino leggi per evitare che la crescente automazione sia causa di perdita di posti di lavoro. In aggiunta, sette cittadini europei su dieci sono preoccupati che in futuro le persone spendano più tempo socializzando online invece che di persona e ritengono che il sistema educativo non li prepari adeguatamente alle sfide delle nuove tecnologie.
Questa è sicuramente una delle problematiche di maggior rilievo che coinvolge il progresso tecnologico.
Un contesto normativo trasparente, è visto come un elemento chiave per lo sviluppo della robotica e di sistemi autonomi di mercato, in cui prodotti e servizi possono essere distribuiti senza problemi. C’è il forte timore da parte di molti che una legislazione prematura ed invadente possa ostacolare il progresso scientifico ed annullare potenziali vantaggi o peggio ancora causare inefficienze economiche o altro. Allo stesso tempo, in qualche modo paradossalmente, si ammette che la mancanza di un ambiente giuridico affidabile e sicuro possa ugualmente ostacolare l’innovazione tecnologica. Tale difficile situazione mina sicuramente la certezza del diritto ed induce la gente ad agire in un settore ambiguo in cui i diritti e le responsabilità non sono preventivamente individuabili.
Indubbiamente un intervento normativo si renderà necessario quanto meno per ottenere un quadro giuridico che sia in grado di supportare un costante progresso scientifico senza mai porsi come ostacolo allo sviluppo tecnologico.
Leggi e regolamenti nel settore tecnologico saranno fondamentali anche per consentire un effettivo sviluppo di un mercato competitivo. L’ambizione dell’Unione europea di promuovere l’innovazione nel mercato interno fa della robotica un settore strategico, a cui le istituzioni europee stanno dedicando una notevole attenzione. Allo stesso tempo la ricerca e la produzione industriale nel campo della robotica devono crescere in linea con l’obiettivo complementare, che è sancito dalla politica europea, di affermarsi come uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Gli obiettivi concorrenti di proteggere i consumatori e più in generale gli utenti finali da effetti pregiudizievoli promuovendo contemporaneamente l’innovazione devono quindi diventare propri del legislatore. A questo proposito, il sistema normativo più efficace deve combinare più strumenti: norme giuridiche, norme e standard tecnici, codici di condotta e best practices. In questo modo sarà possibile garantire la certezza, la flessibilità, la precisione ed anche l’interpretazione più corretta di fronte a determinati dubbi.
Un problema spesso sottolineato quando si affronta la tematica del rapporto tra tecnologia e regolamentazione è la lentezza della legge, nel senso che l’innovazione tecnologica è molto più rapida del legislatore che interviene con notevole ritardo a regolare l’introduzione di determinati prodotti o servizi di alto contenuto tecnologico (si pensi ad esempio ai droni). Il problema giuridico si pone non solo quando nasce una nuova tecnologia emergente ma anche quando ci troviamo di fronte a profonde trasformazioni di tecnologie già esistenti. In questo caso nasce l’esigenza di adattare un quadro normativo preesistente al continuo evolversi del progresso tecnologico.
Gli uffici del futuro saranno più interattivi, collaborativi e semplificati rispetto a quelli di oggi, e il merito sarà delle tecnologie e dei processi che creeranno modalità di lavoro diverse. Le innovazioni che entro i prossimi vent’anni potranno colonizzare gli uffici includono i droni, le comunicazioni Bluetooth cervello-cervello e i trasmettitori sensoriali (piccoli dispositivi da inserire nell’orecchio, che inviano dati audio e video al cervello sotto forma di segnali elettronici). Sono ormai ipotizzabili robot che fungono da “assistenti”, immagazzinando informazioni e apprendendo dall’esperienza e dall’osservazione della realtà, oppure un customer service totalmente automatizzato. Un altro tipo di assistente virtuale, in questo caso non basato su hardware ma totalmente incorporeo, potrebbe nascere dall’utilizzo di ologrammi. Oppure, perché no, gli ologrammi potrebbero in certi casi sostituire i colleghi in carne e ossa, lontani oppure assenti dall’ufficio. Se tutto questo sembra ancora troppo futuristico per poterlo immaginare, si pensi a un acquisto recente del distretto del Brent, nel Regno Unito, che ha speso 12mila sterline per “Shanice”: un’avvenente assistente virtuale che, proiettata su un muro della sede del consiglio distrettuale, fornisce indicazioni e risponde alle domande dei visitatori.