In Gazzetta Ufficiale il decreto sui contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali

di Ciro Maria Ruocco -

Con la pubblicazione in data 26 novembre 2021 sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 282, del decreto legislativo del 4 novembre 2021, n. 173, in attuazione della direttiva (UE) 2019/770 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 2019, si è provveduto a regolare determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali. Ai sensi dell’art.1 del decreto legislativo surrichiamato viene inserito all’interno del codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206), dopo il Capo I del Titolo III della Parte IV, il Capo I-bis rubricato “Dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali” nel quale sono riportati gli artt. 135-octies e ss. Le suddette modifiche acquisteranno efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2022 e si applicheranno alle forniture di contenuto digitale o di servizi digitali che avverranno a decorrere da tale data. Il citato art. 1 disciplina taluni aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale o di servizi digitali, conclusi tra consumatore e professionista, fra i quali la conformità del contenuto digitale o del servizio digitale al contratto (art. 135-decies), i rimedi in caso di difetto di conformità al contratto o di mancata fornitura, nonché le modalità di esercizio degli stessi (artt. 135-septiesdecies e ss.), nonché la modifica del contenuto digitale o del servizio digitale (art. 135-vicies semel). Il comma 3 dell’art. 135-octies, nello stabilire l’ambito di applicazione del nuovo Capo I-bis, definisce il contratto di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali, quale “qualsiasi contratto in cui il professionista fornisce, o si obbliga a fornire, un contenuto digitale o un servizio digitale al consumatore e il consumatore corrisponde un prezzo o si obbliga a corrispondere un prezzo”. Il successivo comma 4 prevede, poi, che le disposizioni si applicano altresì “nel caso in cui il professionista fornisce o si obbliga a fornire un contenuto digitale o un servizio digitale al consumatore e il consumatore fornisce o si obbliga a fornire dati personali al professionista”. Tale previsione ha chiaramente l’intento di garantire al consumatore di vedersi riconosciuta la possibilità di attivare i rimedi contrattuali anche laddove abbia “pagato” trasferendo i propri dati personali. Il secondo comma della medesima disposizione fornisce, poi, le definizioni tecniche, tra le altre, di contenuto digitale, ossia “i dati prodotti e forniti in formato digitale”, e di servizio digitale che può essere “un servizio che consente al consumatore di creare, trasformare, archiviare i dati o di accedervi in formato digitale” oppure “un servizio che consente la condivisione di dati in formato digitale, caricati o creati dal consumatore e da altri utenti di tale servizio, o qualsiasi altra interazione con tali dati”. Un’altra significativa innovazione apportata dalla disposizione in parola è, inoltre, da ricondurre alla definizione di cui alla lettera g) del comma 2 dell’art. 135-octies, secondo la quale prezzo è “la somma di denaro o una rappresentazione digitale del valore dovuto come corrispettivo per la fornitura di contenuto digitale o di servizio digitale”.

Nonostante la recentissima introduzione di queste disposizioni all’interno dell’ordinamento, la dottrina ha già avuto modo di dibattere circa la natura del “contratto di fornitura di contenuto digitale o di servizi digitali” e, nello specifico, se sia tecnicamente un vero e proprio contratto di diritto privato. Alla luce dei recenti orientamenti, sembra prevalere l’indirizzo per il quale trattasi effettivamente di un contratto consumeristico, anche laddove il prezzo corrisposto dal consumatore non sia in denaro ma sia rappresentato da dati personali del consumatore.