Facebook accusata di condotta anticoncorrenziale da 48 Stati americani e dal governo USA

di Marta Bianchi -

In data 9 dicembre u.s., la Federal Trade Commission – l’agenzia federale americana che il compito di contrastare possibili pratiche anticoncorrenziali (di seguito “FTC”) – ha annunciato di aver citato in giudizio la società Facebook, Inc. (di seguito solo “Facebook” o “FB”) per aver ripetutamente abusato della propria posizione di operatore dominante (posizione consolidata sin dal 2011) sul mercato del personal social networking attraverso una vera e propria “strategia sistematica”. L’accusa di monopolio illegale da parte della big-tech è stata in pari data sollevata dal procuratore generale di New York, Letitia James, assieme ad una coalizione di procuratori bipartisan di (ben) quarantasette Stati federali.

Ian Conner, direttore dell’ufficio Concorrenza della FTC, ha dichiarato “Le azioni di Facebook per rafforzare e mantenere il suo monopolio negano ai consumatori i benefici della concorrenza”, prefiggendo così l’obiettivo di “[..] annullare la condotta anticoncorrenziale di Facebook e ripristinare la concorrenza in modo che l’innovazione e la libera concorrenza possano prosperare”.

Nello specifico, è stato contestato a Facebook di aver posto negli ultimi anni: (i) una strategia di acquisizione predatoria volta a eliminare dal mercato i potenziali concorrenti (c.d. killing acquisition). Tra le principali operazioni viene fatto particolare riferimento all’acquisizione di Instagram LLC nel 2012 (per 1 miliardo di dollari) e della App di messaggistica WhatsApp Inc. nel 2014 (per diciannove miliardi di dollari); (ii) condizioni anticoncorrenziali per l’accesso ai dati della piattaforma e sulle c.d. API (Application programming interfaces, che consentono alle App di interfacciarsi con Facebook) a sviluppatori terzi di software.

Facebook è stata pertanto accusata di aver violato la Sezione 2 dello Sherman Act, 15 U.S. Code § 2 per condotta anticompetitiva nonché la Sezione 5(a) della Legge FTC, 15 U.S. Code § 45(a) per concorrenza sleale.

Tra i rimedi proposti dalla FTC vi è i) la cessione di asset o la ricostruzione di società (inclusi, ma non solo, Instagram e/o WhatsApp) o qualsiasi altro rimedio necessario ed idoneo a ripristinare la concorrenza; ii) il divieto di porre condizioni anticoncorrenziali agli sviluppatori software; iii) l’imposizione di un controllo ulteriore di approvazione preventiva sulle future operazioni di acquisizioni poste dalla società.

È stato fatto altresì divieto a FB, nella pendenza del giudizio, di effettuare qualunque nuova acquisizione superiore a dieci milioni di dollari.

Tale azione si pone nel recente solco tracciato dalle Autorità antitrust nei confronti dei giganti hi-tech. A tal proposito, tra le ultime, si rammenta l’azione promossa dal Dipartimento di giustizia americano contro Google (Alphabet), accusata anch’essa di aver violato le leggi sulla concorrenza al fine di proteggere il proprio monopolio sul fronte dei motori di ricerca online, nonché quella avanzata dal procuratore generale del Texas Ken Paxton nei confronti della stessa Google per aver collaborato con Facebook al precipuo scopo di manipolare il mercato della pubblicità online.

Facebook non ha tardato a difendersi, ricordando che le predette acquisizioni sono state autorizzate dalle agenzie di regolamentazione e come un eventuale throwback comporterebbe un forte impatto negativo sull’intera comunità business e sulla clientela.

https://www.ftc.gov/news-events/press-releases/2020/12/ftc-sues-facebook-illegal-monopolization

https://ag.ny.gov/press-release/2020/attorney-general-james-leads-multistate-lawsuit-seeking-end-facebooks-illegal