“Ecco un elenco dei migliori casinò online”. Quando un link ipertestuale integra la fattispecie di pubblicità relativa ai giochi e scommesse vietata [Tar Lazio, sez. terza ter, 21 10 2021, n. 10814]

di Alessandro Orlandi -

Tar Lazio – Sezione Terza – Sentenza 10814_2021

 

MASSIMA:

Integra la fattispecie di pubblicità relativa ai giochi e scommesse vietata ai sensi dell’art. 9 del Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96 l’inserimento su una testata giornalistica on line, all’interno di un articolo informativo, di un link ipertestuale “ecco un elenco dei migliori casinò online” che indirizza ad una pagina web di un sito specialistico con contenuto promozionale di giochi con vincita in denaro.

IL FATTO:

La sentenza in commento muove dalla AGCOM – Delibera 22-21-CONS(di seguito “AGCOM” o “Autorità”) con la quale è stata emessa nei confronti di una testata giornalistica online un’ordinanza di ingiunzione al pagamento di Euro 50.000 per la violazione di cui all’art. 9 del Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96 (di seguito “Decreto Dignità”)[1] in quanto nell’home page del quotidiano online, all’interno di un articolo che intendeva fornire ai lettori alcuni consigli al fine di “capire come scegliere un casinò telematico, e quali dettagli tenere in considerazione” era stato rilevato un collegamento ipertestuale che permetteva all’utente di accedere univocamente alla pagina web di un sito internet specializzato su tematiche di giochi da casinò dove erano pubblicizzati diversi siti di gioco online.

Per l’Autorità “il collegamento diretto e univoco tra il succitato link ipertestuale e la pagina web allo stesso collegata fa sì che la condotta tenuta nella vicenda in esame dalla società X debba essere valutata tenendo presente quanto riportato in tutte le pagine web tra di esse logicamente collegate” risultando quindi “immediatamente manifesta la finalità promozionale dello stesso in favore dell’attività del gioco con vincita di denaro, in quanto il collegamento tecnico alla pagina web presente nel sito internet Y rende edotto il lettore in ordine alle caratteristiche essenziali dei prodotti di gioco ivi esposti” e che tramite il c.d. “aggancio pubblicitario” del lettore questa attività promozionale si sarebbe consumata e immediatamente in quanto “il lettore stesso viene indotto a consultare il sito internet testé menzionato per acquistare i prodotti e/o fruire dei servizi di gioco”.

Inoltre nella ricostruzione fattuale posta in essere dall’AGCOM, coerentemente con quanto espresso nelle proprie Linee Guida allorquando fa riferimento ai punti di vendita fisici[2], l’Autorità ha posto attenzione sugli elementi grafici a fondamento dei propri convincimenti sul perseguimento della finalità promozionale del messaggio atteso che questo “è favorito anche da un indicatore formale attinente al link ipertestuale stesso, ossia dal tono particolarmente enfatico proprio della dicitura – ecco un elenco dei migliori casinò online – realizzata con colori e con caratteri tipografici particolarmente evidenti e diversificati dal resto del testo in grado di attirare maggiormente l’attenzione del lettore”.

 

LA SENTENZA

Avverso questa decisone è stato proposto ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio il quale lo ha respinto.

Alla base della decisione dei Giudici amministrativi, vi è la conferma di quanto già prospettato dall’AGCOM ossia la chiara finalità promozionale del messaggio che “si è concretizzata nel collegamento diretto e univoco presente nella pagina de XXXXX.net (i.e. la testata giornalistica)….favorita dalla particolare modalità di confezionamento del messaggio” e che tale link ipertestuale era “enfatizzato mediante colori e particolari caratteri in evidenza, così differenziati rispetto al resto del testo e pertanto in grado di attirare maggiormente l’attenzione del lettore” e riportava alla pagina “i migliori casino online” dove erano promossi i portali di gioco “con i relativi annessi bonus messi a loro volta in risalto”.

Le considerazioni sopra esposte hanno indotto i Giudici anche a ritenere che il messaggio non potesse rientrare nelle specifiche esenzioni previste dalle Linee Guida in quanto “non vengono fornite nella specie informazioni, su richiesta del cliente, in ordine al funzionamento del gioco[3], né sono indicate, a scopo comparativo, informazioni circa le quote o offerte commerciali dei diversi competitors o bookmakers, che sole potrebbero giustificare simili comunicazioni[4].

A nulla rilevano le doglianze sulla presunta violazione dei principi euronitari della libertà di stabilimento e della libera circolazione così come codificati dagli artt. 49[5], 55[6], 56[7], 62[8] potendo essere questi legittimamente compressi in virtù dell’art 52 del Trattato[9] (applicabile anche in materia di libera prestazione dei servizi ai sensi dell’articolo 62 TFUE) per motivi di interesse generale quali la tutela del consumatore e la prevenzione del gioco di azzardo patologico e essendo questo richiamo legittimo e conforme a quanto statuito dalla Corte di Giustizia Europea nella Sentenza Digibet e Albers C-156/13[10] e nella giurisprudenza in questa citata[11]. Nell’ottica quindi dei poteri discrezionali conferiti al legislatore nazionale e della finalità perseguite ad avviso dei Giudici amministravi “il divieto di cui all’art. 9 non stride illegittimamente con le libertà invocate, derivando questo chiaramente dalla necessità di garantire nella specie norme imperative di interesse generale quale la tutela del consumatore e la salute pubblica”.

Infine risulta priva di fondamento sia la presunta violazione del legittimo affidamento poiché “il divieto in esame si inserisce nel solco già tracciato dal legislatore con diverse misure di marcata e più stringente severità, tutte atte a contrastare la diffusione dei disturbi da gioco, con l’obiettivo specifico di rafforzare il sistema di tutele del consumatore dai rischi derivanti da una pubblicità sempre più pervasiva” sia la violazione della libertà di iniziativa economica privata in virtù della suo del suo carattere relativo e non assoluto che può essere limitato dall’utilità sociale allorquando “questa non appaia arbitraria e gli interventi del legislatore non la perseguano mediante misure palesemente incongrue (ex multis ,sentenza n. 203 del 2016)” e che nel caso di specie risultano conformi.

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[1] Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87 “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese” (c.d. Decreto Dignità) convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96 all’art. 9 “Divieto di pubblicità giochi e scommesse” prevede che “[….] è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata [….]”;

[2] Delibera 18 aprile 2019, N. 132/19/CONS “Linee guida sulle modalità attuative dell’articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96 – Allegato A – Art. 5 comma 8 “Il logo o il riferimento a servizi di gioco presenti sulle vetrofanie degli esercizi che offrono gioco a pagamento, nonché la mera esposizione delle vincite realizzate presso un punto vendita che offre servizi di gioco sono consentiti solo se effettuati con modalità, anche grafiche e dimensionali, tali da non configurare una forma di induzione al gioco a pagamento

[3] Art 5 comma 5 “Non rientrano nell’ambito di applicazione della norma le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale. In particolare, non sono da considerarsi pubblicità le informazioni limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto, laddove rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco a pagamento. Rientrano in tale categoria, a titolo esemplificativo, le informazioni che sono rese disponibili nei siti di gioco o nei punti fisici di gioco, riguardanti le quote, il jackpot, le probabilità di vincita, le puntate minime, gli eventuali bonus offerti, purché effettuate nel rispetto dei principi di continenza, non ingannevolezza, trasparenza nonché assenza di enfasi promozionale. Non configurano pubblicità le informazioni, rilasciate su richiesta del cliente – se strettamente pertinenti a quanto richiesto dal cliente e funzionali a consentire scelte di gioco consapevoli – in ordine al funzionamento e alle caratteristiche del servizio di gioco, ovvero sull’esistenza di nuovi prodotti o servizi”.

[4] Art. 5 comma 6 “I servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitors non sono da considerarsi come forme di pubblicità, purché effettuate nel rispetto dei principi di continenza, non ingannevolezza e trasparenza di cui al comma precedente (a titolo esemplificativo, i c.d. “spazi quote” ovvero le rubriche ospitate dai programmi televisivi o web sportivi che indicano le quote offerte dai bookmaker)”.

[5] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, Articolo 49 “Nel quadro delle disposizioni che seguono, le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altresì alle restrizioni relative all’apertura di agenzie, succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti sul territorio di un altro Stato membro. La libertà di stabilimento importa l’accesso alle attività autonome e al loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese e in particolare di società ai sensi dell’articolo 54, secondo comma, alle condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei confronti dei propri cittadini, fatte salve le disposizioni del capo relativo ai capitali”.

[6] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – Articolo 55 “Fatta salva l’applicazione delle altre disposizioni dei trattati, gli Stati membri applicano la disciplina nazionale nei confronti della partecipazione finanziaria dei cittadini degli altri Stati membri al capitale delle società a mente dell’articolo 54”.

[7] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – Articolo 56 “Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera prestazione dei servizi all’interno dell’Unione sono vietate nei confronti dei cittadini degli Stati membri stabiliti in uno Stato membro che non sia quello del destinatario della prestazione. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono estendere il beneficio delle disposizioni del presente capo ai prestatori di servizi, cittadini di un paese terzo e stabiliti all’interno dell’Unione”.

[8] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – Articolo 62 “Le disposizioni degli articoli da 51 a 54 inclusi sono applicabili alla materia regolata dal presente capo”.

[9] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – Articolo 52 “Le prescrizioni del presente capo e le misure adottate in virtù di queste ultime lasciano impregiudicata l’applicabilità delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che prevedano un regime particolare per i cittadini stranieri e che siano giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica

[10] Digibet e Albers C-156/13 “32. Per tale ragione, e per quelle indicate al punto 24 della presente sentenza, nel particolare settore dell’organizzazione dei giochi d’azzardo, le autorità nazionali dispongono di un ampio potere discrezionale per determinare quali siano le esigenze da soddisfare in materia di tutela del consumatore e dell’ordine sociale e, a condizione che i requisiti stabiliti dalla giurisprudenza della Corte siano a loro volta osservati, spetta a ciascuno Stato membro decidere se, nel contesto dei legittimi scopi da esso perseguiti, sia necessario vietare totalmente o parzialmente attività riconducibili ai giochi e alle scommesse, oppure soltanto limitarle e prevedere a tal fine modalità di controllo più o meno rigorose (v., in tal senso, sentenze Dickinger e Ömer, EU:C:2011:582, punto 99, nonché Stanleybet International e a., EU:C:2013:33, punto 44

[11] Digibet e Albers C-156/13 “24. A tal riguardo la Corte ha ripetutamente affermato che la disciplina dei giochi d’azzardo rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri notevoli divergenze di ordine morale, religioso e culturale. In assenza di un’armonizzazione a livello dell’Unione in tale materia, spetta al singolo Stato membro valutare, in tali settori, alla luce della propria scala dei valori, le esigenze che la tutela degli interessi di cui trattasi implica (sentenze Liga Portuguesa de Futebol Profissional e Bwin International, C 42/07, EU:C:2009:519, punto 57, nonché Stanleybet International e a., EU:C:2013:33, punto 24, e giurisprudenza ivi citata), e che, nell’ambito di una controversia sottoposta alla Corte ai sensi dell’articolo 267 TFUE, la determinazione degli obiettivi effettivamente perseguiti dalla normativa nazionale rientra nella competenza del giudice del rinvio (sentenze Dickinger e Ömer, C 347/09, EU:C:2011:582, punto 51, nonché Stanleybet International e a., EU:C:2013:33, punto 26)”.