Caracò, Razzante, Titomanlio, “Sicurezza nazionale ed infrastrutture critiche. La resilienza del sistema Paese dopo l’avvento della Intelligenza Artificiale”

di Mariangela Claudia Calciano

A margine della lezione <Sicurezza nazionale ed infrastrutture critiche. La resilienza del sistema Paese dopo l’avvento della Intelligenza Artificiale>, tenutasi in European School of Economics, sotto la direzione del prof. Giuseppe Cassano, abbiamo posto alcuni quesiti agli illustri docenti.

Al professore Ranieri Razzante: La cybersecurity è “matura” e quali sono le principali minacce?

Risposta. I problemi principali alla cybersicurezza mondiale oggi li pone principalmente l’IA. I criminali e gli attori non statuali sono assai avanti nelle performance distruttive proprio perchè l’IA ha almeno duplicato tempi e modalità di attacco. Non possiamo più permetterci di esitare sulle regole per il c.d. “hack back”, cioè le controffensive nello spazio cyber, e bisogna dare ai nostri reparti di eccellenza, militari e dell’intelligence, poteri pieni di interdizione delle infrastrutture che risultassero ostili. Un codice europeo sulla cybersicurezza urge, sintetico e non farraginoso, con poche ed essenziali norme in ottica difensiva e di dotazione di una apposita autorità di coordinamento.

All’avvocato Sebastiano Caracò: Oggi reti di telecomunicazione, energia, dati e Intelligenza Artificiale sono sempre più interconnessi. Come cambia il ruolo di un operatore infrastrutturale come FiberCop nella resilienza del sistema Paese?

 Risposta: La sicurezza delle infrastrutture critiche impone oggi un profondo cambio di paradigma.

Non può più essere ricondotta alla sola protezione di singoli asset tecnologici, ma deve essere interpretata come la gestione integrata di un ecosistema complesso e fortemente interdipendente.

Reti di telecomunicazione, sistemi energetici, piattaforme digitali, servizi essenziali e capacità computazionali costituiscono ormai un’infrastruttura diffusa e connessa, nella quale un evento avverso che colpisce un singolo elemento può propagarsi rapidamente all’intero sistema, generando impatti economici, sociali e istituzionali di ampia portata.

Questa evoluzione è pienamente riflessa nel più recente quadro normativo europeo. La Direttiva NIS2 e la Direttiva CER sulla resilienza dei soggetti critici sanciscono un approccio sistemico alla sicurezza, richiedendo agli operatori essenziali non solo misure tecniche adeguate, ma anche modelli evoluti di governance, gestione del rischio e accountability. A queste si affiancano ulteriori strumenti regolatori, come DORA e il nuovo quadro normativo sull’Intelligenza Artificiale, che rafforzano l’idea della sicurezza quale presupposto abilitante della continuità operativa.

Nel contesto nazionale, tale impostazione si integra con il sistema di sicurezza nazionale cibernetica e con gli strumenti di tutela degli asset strategici previsti dalla normativa Golden Power, attribuendo agli operatori infrastrutturali specifiche responsabilità nella protezione degli interessi essenziali del Paese.

In questo scenario, il ruolo di FiberCop assume una valenza che va ben oltre la gestione di una rete di telecomunicazioni. Le nostre infrastrutture costituiscono il tessuto connettivo sul quale si fondano il funzionamento della pubblica amministrazione, dei servizi di emergenza, delle infrastrutture energetiche, delle imprese e, sempre più, delle applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale.

La resilienza, tuttavia, non può essere garantita esclusivamente attraverso strumenti tecnologici. Richiede modelli di governance maturi, integrazione tra sicurezza fisica e cybersecurity, capacità organizzative adeguate e una collaborazione continua tra operatori strategici e istituzioni.

In questa prospettiva, la sicurezza assume una funzione che va oltre la dimensione difensiva: diventa un fattore abilitante della fiducia. E la fiducia rappresenta probabilmente l’infrastruttura più importante di tutte, perché nessuna trasformazione digitale, nessuna strategia di AI e nessun processo di innovazione possono svilupparsi in modo sostenibile senza infrastrutture sicure, resilienti e governabili.

Per questo motivo FiberCop non contribuisce soltanto alla connettività del Paese, ma alla resilienza complessiva dell’ecosistema digitale nazionale, mettendo a disposizione infrastrutture affidabili, capillarmente diffuse e in grado di sostenere in modo sicuro e continuativo l’evoluzione tecnologica dell’Italia.

All’ingegnere Sabino Titomanlio: Chi controllerà i dati, il calcolo e le infrastrutture che trasformano le informazioni in decisioni controllerà una parte crescente del valore generato dall’Intelligenza Artificiale. Qual è la sfida strategica che si apre per l’Italia e per operatori come FiberCop?

 Risposta   Per comprendere la portata della trasformazione in corso dobbiamo superare una visione tradizionale del digitale come semplice strumento di supporto ai processi.

Con l’Intelligenza Artificiale stiamo entrando in un’epoca nella quale il paradigma dato → inferenza → azione produce effetti diretti sul mondo fisico.

È ciò che definisco Causalità Digitale: la capacità di un dato, di un algoritmo o di un processo decisionale automatizzato di generare conseguenze concrete su infrastrutture, servizi e persone.

Pensiamo a una smart city. Un sensore rileva un fenomeno, una rete trasporta il dato, un modello AI produce una previsione e un sistema modifica il comportamento di un’infrastruttura fisica. In pochi istanti il dato si trasforma in azione.

Questo cambia radicalmente il concetto di sicurezza. Non è più sufficiente proteggere il dato o il sistema informatico. Occorre garantire la governabilità dell’intera catena causale che collega il mondo digitale al mondo fisico.

Per questo motivo stanno convergendo temi che fino a pochi anni fa venivano affrontati separatamente: sovranità del dato, sovranità del calcolo, resilienza delle reti, sicurezza delle infrastrutture e capacità computazionale.

Dal punto di vista di FiberCop, che gestisce una delle più estese infrastrutture digitali del Paese, questo significa assumere un ruolo sempre più centrale nell’abilitare un ecosistema nel quale connettività, dati, capacità computazionale e sicurezza possano evolvere in modo coordinato.

Le reti di nuova generazione non rappresentano infatti soltanto un’infrastruttura di trasporto, ma una piattaforma abilitante per la resilienza dell’intero sistema digitale.

Su di esse si appoggiano operatori di telecomunicazioni, pubbliche amministrazioni, imprese, infrastrutture energetiche, servizi critici e, sempre più spesso, applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale.

In questo contesto assumono crescente rilevanza le infrastrutture di prossimità, che non rispondono esclusivamente a esigenze di latenza o performance, ma consentono di mantenere visibilità, tracciabilità e governabilità della catena che collega dato, inferenza e azione. È proprio questa capacità di garantire prossimità, resilienza e fiducia a rappresentare uno degli elementi distintivi delle infrastrutture digitali del futuro.

Per questo motivo ritengo che il valore delle reti evolverà progressivamente dalla semplice connettività verso la capacità di offrire all’intero ecosistema condizioni di sicurezza, affidabilità e sovranità digitale sulle quali costruire i servizi e le applicazioni della prossima generazione.

La sfida non è quindi soltanto abilitare l’AI, ma renderla affidabile, resiliente e coerente con gli interessi strategici del Paese.

La vera domanda dei prossimi anni non sarà quanta Intelligenza Artificiale saremo in grado di sviluppare, ma quanta saremo in grado di governarne.