Amazon: un sistema automatico monitora la produttività dei lavoratori

di Alessia Del Pizzo -

Amazon fa dell’efficienza e della piena soddisfazione dei clienti il suo punto di forza, ragion per cui il suo business è in costante crescita. Chiaro è che solo una macchina perfetta, che non ammette distrazioni o inefficienze, è in grado di mantenere tali livelli di rendimento nel tempo. Difatti sono molteplici le inchieste che rivelano l’esigente cultura della produttività e del rispetto delle scadenze a cui sono sottoposti i dipendenti del colosso dell’e-commerce.
Da un recente report è emerso che la multinazionale fondata da Jeff Bezos ha sviluppato un sistema basato su un algoritmo che, sulla base di parametri oggettivi, traccia e valuta tutti gli addetti dei suoi centri di distribuzione -il vero motore della società- e segnala i lavoratori che non soddisfano gli standard di produttività fissati. A ciò segue un processo di verifica sui dipendenti rei di inefficienza che, spesso, si conclude con il licenziamento. Ad esempio tra agosto 2017 e settembre 2018 sono stati licenziati circa 300 dipendenti a tempo pieno per «inefficienza», oltre il 10% dell’intero personale. Ciò è quanto rivela la testata americana The Verge, entrata in possesso di una lettera, scritta dall’avvocato dell’azienda nell’ambito di una causa intentata da un ex dipendente che ha presentato una denuncia al National Labour Relations Board.
In particolare tale documento conferma l’esistenza di un sistema automatizzato che effettua un controllo pervasivo su ogni singolo addetto tenendo traccia di alcuni parametri, in particolare di una misura chiamata TOT ossia << time off task >>, tempo di pausa, che indica per quanto tempo i lavoratori si fermano o fanno delle pause. Nella lettera dell’avvocato di Amazon, che conferma tale prassi, si legge che il sistema «genera automaticamente eventuali avvisi riguardanti la qualità o la produttività senza l’intervento dei supervisori». Un portavoce della multinazionale ha tuttavia sottolineato che il sistema di segnalazione automatico esiste, ma è sempre gestito da supervisori. Il processo che va dalla misurazione al licenziamento non è quindi del tutto automatizzato, per quando “la metrica proprietaria”, così come definita dalla multinazionale, abbia un ruolo determinante.
Sebbene i dipendenti, di qualsiasi azienda, siano consapevoli che il mancato raggiungimento degli obiettivi produttivi loro imposti potrebbe determinare delle ripercussioni negative sul proprio lavoro, deve far riflettere l’esistenza di un software al quale è demandata l’analisi dei dati sulla produttività dei lavoratori, nonché la responsabilità di sentenziare in merito alla loro efficienza. Un software infatti, allo stato attuale, non è in grado di analizzare e valutare la complessità umana, che ovviamente si riflette anche sul modo di lavorare degli individui e che non è misurabile tramite standard, né inoltre può assumersi le responsabilità delle proprie valutazioni. A ciò si aggiunga poi che una sorveglianza così pervasiva, come quella realizzata dal software in parola, può costituire una minaccia per la dignità e la privacy dei lavoratori.
Anche se Amazon ha fatto sapere che in Italia, benché esistano sistemi analoghi di monitoraggio della produttività dei lavoratori, non sono effettuati licenziamenti per motivi di rendimento, tutto ciò è esemplificativo degli squilibri che un uso massiccio dei trattamenti automatizzati di dati personali può determinare sui diritti e sulle libertà degli individui, facendo meglio comprendere la portata di alcune disposizioni del Regolamento UE 2016/679 (di seguito anche GDPR).
In Europa, infatti, con l’entrata in vigore del GDPR, proprio per ovviare a problemi di questo tipo si è posto un divieto generale alla conduzione di un processo decisionale completamente automatizzato. Nello specifico l’art. 22 del GDPR stabilisce che “l’interessato ha il diritto di non essere sottoposto ad una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona”; il par. 2 del prevede poi alcune eccezioni alla regola generale.
Per decisione basata esclusivamente sul trattamento automatizzato deve intendersi una decisione presa senza il coinvolgimento di un essere umano che possa influenzare e/o, eventualmente, cambiare il risultato del processo stesso, mediante la propria autorità o competenza.
Ciò è certamente un presidio encomiabile per le libertà e i diritti fondamentali delle persone fisiche ma, tuttavia, la previsione normativa da sola non è sufficiente, infatti rischia di rimanere pura retorica se non si sviluppa coscienza diffusa sul tema dei dati personali, sul valore degli stessi e non si adottano strategie politiche volte a realizzare un vero e proprio cambio culturale.