Adeguatezza e proporzionalità nel sequestro di un sistema informatico [Cassazione penale, VI Sez., 17 luglio 2019, n. 31593]

di Marco Pittiruti -

Dalle innovazioni apportate al tessuto codicistico dalla L. 48/2008 deve desumersi che, di regola, non è possibile per il pubblico ministero procedere al sequestro probatorio della totalità di un sistema informatico in assenza della specifica indicazione delle ragioni che ne giustificano l’apprensione indiscriminata. Anche in tema di digital evidence, infatti, il provvedimento ablatorio deve essere adeguato proporzionato alle esigenze probatorie. Questo il condivisibile principio di diritto, dall’apprezzabile portata garantistica, espresso dalla Sezione VI della Corte di Cassazione.
L’iter argomentativo dei giudici di legittimità prende le mosse alla netta distinzione tra il singolo documento informatico oggetto di attenzione investigativa e la sterminata massa di informazioni contenuta in qualsivoglia attrezzatura informatica. In ragione del principio di proporzionalità di cui all’art. 275 c.p.p. – considerato alla stregua di principio generale del sistema – la strumentazione di interesse (nel caso di specie, un personal computer) deve essere sottoposta a perquisizione mirata, soltanto al cui esito potranno essere appresi i documenti informatici di interesse investigativo. Secondo la Corte, invero, la facilità di accesso ad un archivio elettronico non trasforma quest’ultimo in una raccolta di prove a disposizione della pubblica accusa. Di qui il necessario percorso investigativo a due tappe, ove la perquisizione informatica rappresenta uno step ineludibile al fine di individuare i file da sequestrare.
Naturalmente, in determinati casi, resta possibile disporre il sequestro probatorio di un sistema informatico nella sua totalità; a titolo di esempio, la Corte riporta l’esempio di computer utilizzato per la gestione di duplicazione abusiva di supporti audiovisivi oppure destinato alla archiviazione di materiale illecito. Tuttavia, devono essere preventivamente individuate le ragioni giustificative dell’apprensione, le quali non possono essere identificate nell’impossibilità di procedere alla verifica del contenuto del sistema nel luogo ove questo si trova. In tali ipotesi, la Corte identifica l’eventuale rimedio nella possibilità di un trasferimento fisico dell’apparecchio onde procedere a perquisizione in luogo e con modalità più convenienti, anche al fine di avvalersi di personale tecnico per superare le protezioni del sistema dagli accessi di terzi.
Cass., 2 luglio 2019, n. 31593