Tutela della deindicizzazione: il diritto all’informazione si arresta dinanzi al diritto all’oblio

di Redazione -

 

 

 

Con il provvedimento del 10 febbraio   GarantePrivacy-9750669-1.0-2  il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato a Google LLC la rimozione dei dati personali e delle informazioni reperibili attraverso la connessione di alcuni URL, rinvenibili sul motore di ricerca, ad un soggetto che aveva a tal fine proposto reclamo. In particolare, l’interessato lamentava il pregiudizio alla propria reputazione personale e professionale derivante dalla perdurante reperibilità, in associazione al proprio nominativo, di articoli che, sebbene l’avessero riguardato, erano da considerarsi risalenti e quindi carenti di interesse pubblico attuale a conoscere ancora dette informazioni. Il Garante in applicazione del Codice in materia di protezione dei dati personali, del Regolamento UE  2016/679 e delle Linee Guida adottate dall’Unione Europea del 26.11.2014, nonché di quelle più recenti del 7.7.2019, ha ritenuto prevalente il diritto all’oblio dell’interessato. Tale conclusione ha tenuto conto, non solo del trascorrere del tempo dalla pubblicazione degli articoli aventi ad oggetto la vicenda professionale del titolare dei dati, ma anche degli ulteriori presupposti richiesti per il riconoscimento del diritto all’oblio, ex artt. 17, par. 1, lett. c), e 21, par. 1, del Regolamento, tra cui la veridicità attuale e l’aggiornamento della notizia reperibile. Ebbene, tali elementi non sono stati ritenuti sussistenti e tanto, in considerazione dell’esito favorevole all’interessato della vicenda giudiziaria. In virtù di quanto innanzi, il Garante ha dichiarato fondato il reclamo e, per l’effetto, ordinato a Google LLC la rimozione degli URL, quali risultati di ricerca reperibili in associazione al nominativo dell’interessato. Attraverso la deindicizzazione quale strumento di tutela, quindi, è possibile tutelare il diritto all’oblio, quale nuovo profilo della riservatezza e dell’identità personale, laddove ritenuto prevalente rispetto ad ulteriori e differenti diritti, anche se di pari rango.