Facebook non è gratis? [Consiglio di Stato, sentenza 29 marzo 2021, n. 2631]. Il commento di Guido Scorza, pubblicato sul cartaceo dal fascicolo 3 2021 della Rivista

di Guido Scorza -

Consiglio di Stato, sentenza 29 marzo 2021, n. 2631; Pres. Sergio Santoro; Est. Stefano Toschei;
La nozione di “trattamento” del dato personale, quale emerge ex art. 4, par. 2, GDPR, si traduce in un ambito di riferibilità amplissimo rispetto all’utilizzo del dato così che la disciplina speciale unionale di tutela dei dati personali estende il proprio ambito di applicazione fin dove può giungere qualsiasi forma di relazione umana o automatica del dato personale, senza essere assoluta.
Ferma la centralità della disciplina discendente dal GDPR e dai Codici della privacy adottati dai Paesi membri dell’UE in materia di tutela di ogni strumento di sfruttamento dei dati personali, allorquando il trattamento investa e coinvolga comportamenti e situazioni disciplinate da altre fonti giuridiche a tutela di altri valori e interessi (altrettanto rilevanti quanto la tutela del dato riferibile alla persona fisica), l’ordinamento – unionale prima e interno poi – non può permettere che alcuna espropriazione applicativa di altre discipline di settore riduca le tutele garantite alle persone fisiche. L’obbligo di estrema chiarezza gravante sul professionista deve essere da costui assolto sin dal primo contatto, attraverso il quale debbono essere messi a disposizione del consumatore gli elementi essenziali per un’immediata percezione della offerta pubblicizzata.
L’espressione “pratiche commerciali scorrette” designa le condotte che formano oggetto del divieto generale sancito dall’art. 20 d.lgs. 206/2005 (Codice del consumo, in attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 11 maggio 2005, n. 2005/29/ CE). La finalità perseguita dalla direttiva europea consiste nel garantire un elevato livello comune di tutela dei consumatori, procedendo ad un’armonizzazione completa delle norme relative alle pratiche commerciali sleali delle imprese, ivi compresa la pubblicità sleale, nei confronti dei consumatori. Scopo della normativa è quello di ricondurre l’attività commerciale in generale entro i binari della buona fede e della correttezza.