Le direttive 2019/770/UE, 2019/771/UE e 2019/2161: verso l’unificazione (salvo deroghe) della disciplina sulla tutela dei consumatori nel mercato digitale

di Giovanna Capilli -

Il 22 maggio 2019 sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea due nuove direttive del Parlamento Europeo volte ad unificare la disciplina della vendita di beni e della fornitura di contenuto digitale e servizi digitali.
Si tratta della DIRETTIVA (UE) 2019/770 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali e della DIRETTIVA (UE) 2019/771 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva 2009/22/CE, e che abroga (a decorrere dal 1 gennaio 2022) la direttiva 1999/44/CE.
Dopo l’ormai naufragato tentativo di uniformare il diritto della vendita attraverso la proposta di Regolamento per un diritto comune europeo della vendita (CESL), il Parlamento Europeo ha ritenuto di utilizzare lo strumento della direttiva al fine di potenziare la crescita del commercio elettronico nel mercato interno ed instaurare un autentico mercato unico digitale.
Quali novità?
Innanzitutto il livello di armonizzazione: dovrebbe essere massimo in quanto è precluso agli Stati membri mantenere o adottare nel loro diritto nazionale disposizioni divergenti da quelle stabilite dalle direttive stesse. Nel testo della direttiva si legge espressamente che gli Stati membri non potranno mantenere neppure le disposizioni più o meno severe per garantire al consumatore un livello di tutela diverso.
Sono, tuttavia, previste alcune importanti deroghe che – ad una prima lettura – potrebbero far dubitare in merito all’effettiva realizzazione dell’uniformazione legislativa.
Con riferimento alla direttiva 2019/771/UE relativa ai contratti di vendita di beni (che abroga la direttiva 99/44/CE), si introducono nuove definizioni: quella di “bene” ricomprende, per esempio, non solo “qualsiasi bene mobile materiale”, ma anche qualsiasi bene mobile materiale che incorpora o è interconnesso con un contenuto digitale o un servizio digitale in modo tale che la mancanza di detto contenuto digitale o servizio digitale impedirebbe lo svolgimento delle funzioni del bene (“beni con elementi digitali”). Sono inserite anche le definizioni di “contenuto digitale” (cioè i dati prodotti o forniti in formato digitale) e di “servizio digitale” [(a) un servizio che consente al consumatore di creare, trasformare, memorizzare i dati o di accedervi in formato digitale, oppure, b) un servizio che consente la condivisione di dati in formato digitale caricati o creati dal consumatore o da altri utenti di tale servizio o qualsiasi altra interazione con tali dati], nonché quelle di “compatibilità” (capacità del bene di funzionare con hardware o software con cui sono normalmente utilizzati i beni del medesimo tipo, senza che sia necessario convertire i beni, l’hardware o il software), di “funzionalità” (la capacità del bene di svolgere tutte le sue funzioni in considerazione del suo scopo), “interoperabilità” (la capacità del bene di funzionare con hardware o software diversi da quelli con cui sono normalmente utilizzati i beni dello stesso tipo).
Vengono specificati i requisiti di conformità del bene con particolare riferimento a quelli con elementi digitali, prevedendo per esempio che il venditore debba assicurare che al consumatore siano notificati e forniti aggiornamenti, compresi gli aggiornamenti della sicurezza, necessari al fine di mantenere la conformità di tali beni nell’arco di un periodo di tempo.
La sicurezza informatica diventa, quindi, uno dei requisiti fondamentali del prodotto o del servizio.
In caso di beni con elementi digitali, si prevede la responsabilità del venditore per qualsiasi difetto di conformità del contenuto digitale o del servizio digitale che si verifica o si manifesta entro due anni dal momento della consegna dei beni con elementi digitali e se il contratto prevede una fornitura continuativa per più di due anni, il venditore risponde di qualsiasi difetto di conformità del contenuto digitale o del servizio digitale che si verifica o si manifesta nel periodo di tempo durante il quale il contenuto digitale o il servizio digitale deve essere fornito a norma del contratto di vendita.
Modifiche e specificazioni rilevanti riguardano il sistema dei rimedi sia per l’eliminazione, in linea di principio, di un sistema gerarchico, potendo il consumatore in caso di difetto di conformità, avere diritto al ripristino della conformità dei beni, a una riduzione adeguata del prezzo, o alla risoluzione del contratto, sia per l’introduzione del diritto del consumatore di rifiutare il pagamento di qualsiasi parte di prezzo non ancora versata o di parte di esso fino a quando il venditore non abbia adempiuto agli obblighi che gli incombono in virtù della presente direttiva.
Con riferimento alla direttiva 2019/770/UE sui contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali, viene introdotta la nozione di “operatore economico” (qualsiasi persona fisica o giuridica, indipendentemente dal fatto che si tratti di un soggetto pubblico o privato, che agisca, anche tramite qualsiasi altra persona che agisca in nome o per conto di tale persona fisica o giuridica, per finalità che rientrano nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, in relazione ai contratti oggetto della presente direttiva), e di “prezzo” (somma di denaro o la rappresentazione di valore digitale dovuto come corrispettivo per la fornitura di contenuto digitale o di servizio digitale). Novità si riscontrano anche in tema di onere della prova della mancanza di conformità del contenuto digitale o servizio digitale, nonché per i rimedi a tutela del consumatore per la mancata fornitura e per difetto di conformità. Una disciplina specifica è dettata in caso di risoluzione del contratto con conseguente indicazione degli obblighi in capo all’operatore economico (es: rimborso del prezzo pagato) e al consumatore (es: astensione dall’utilizzo ovvero restituzione del contenuto digitale se questo è stato fornito su supporto materiale), nonché per le ipotesi di modifica del contenuto digitale o del servizio digitale.
L’ultima novità è rappresentata dalla direttiva UE 2019/2161 del Parlamento Europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 93/13/CEE del Consiglio e le direttive 98/6/CE, 2005/29/CE e 2011/83/UE per una migliore applicazione e modernizzazione delle norme dell’Unione relative alla protezione dei consumatori, che è stata pubblicato il 18 dicembre 2019.
La direttiva intende intervenire sulle direttive sulle clausole abusive, sulla direttiva sull’indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori, sulla direttiva sulle pratiche abusive e alla direttiva sulle pratiche commerciali scorrette e sulla direttiva sui diritti dei consumatori.
Le modifiche da apportare alle normative vigenti si pongono diversi obiettivi. Innanzitutto porre rimedio alle carenze normative nazionali per quanto riguarda sanzioni veramente effettive e proporzionate per scoraggiare e sanzionare le infrazioni unionali attraverso la previsione di norme in materia di sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni nazionali adottate conformemente alla direttiva sulle clausole abusive e introduzione di misure necessarie per garantirne l’attuazione. Le sanzioni dovranno essere effettive, proporzionate e dissuasive. Si rileva la necessità di garantire la disponibilità di rimedi per i consumatori danneggiati da pratiche commerciali sleali per eliminare tutti gli effetti delle pratiche commerciali scorrette attraverso la previsione di un quadro ben preciso per i rimedi individuali che faciliterebbero l’esecuzione a livello privato, disciplinando anche la possibilità del consumatore di ottenere il risarcimento dei danni e, se pertinente, una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto in modo proporzionato ed efficace. Si prevede la possibilità di mantenere o introdurre il diritto ad altri rimedi come la riparazione o la sostituzione per i consumatori danneggiati da pratiche commerciali sleali per garantire l’eliminazione totale degli effetti di tali pratiche.
Si evidenzia, ancora, la necessità di una modernizzazione delle regole in ragione dell’utilizzo di strumenti digitali in continua evoluzione, nonché una maggiore trasparenza per le transazioni via web con riferimento ai parametri che determinano la classificazione delle offerte, con riferimento all’aggiornamento delle definizioni di “mercati online” e di “interfaccia online” ed anche alla indicazione della qualifica di professionista o meno del terzo che offre beni, servizi o contenuto digitale, nonché sulle informazioni da fornire sulle responsabilità di garantire i diritti dei consumatori che dipendano dagli accordi contrattuali tra i fornitori dei mercati online e i professionisti terzi pertinenti. Nella direttiva si stabilisce, altresì, che debba essere garantita la coerenza tra l’ambito di applicazione della direttiva 2011/83/UE e della direttiva 2019/770 relativa ai contratti di fornitura di contenuto digitale o di servizi digitali nell’ambito dei quali il consumatore fornisce o si impegna a fornire al professionista i dati personali; infatti, si specifica che la direttiva sui diritti dei consumatori debba trovare applicazione anche nei casi di contratti di fornitura di contenuto digitale in cui il consumatore si impegni a fornire dati personali (ad eccezione del caso in cui il professionista raccolga i dati personali per il solo scopo di assolvere agli obblighi di legge).

Le novità introdotte dal legislatore comunitario sono molteplici, tuttavia, si dovrà verificare se effettivamente entro la data prefissata del 2022 si potrà giungere ad una effettiva uniformazione della normativa degli Stati membri o se le possibili deroghe possano ancora incidere negativamente sulla tutela europea dei consumatori.

Il testo delle direttive è consultabile ai seguenti indirizzi:
link 1

link 2