La Corte di Giustizia UE sull’uso consapevole dei cookie da parte degli utenti di Internet [Grande Sezione, 1° ottobre 2019, n. 673, caso Planet49]

di Mariangela Ferrari -

La questione esaminata dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza del 1 ottobre 2019 ha come oggetto la corretta modalità di espressione del consenso informato per l’archiviazione di informazioni o per l’accesso a informazioni attraverso l’utilizzo di cookie installati nell’apparecchiatura terminale dell’utente di un sito internet.
La pronuncia, ampia e articolata, fa luce sulla complessa disciplina applicabile alla questione: dal 25 maggio 2018 la direttiva 95/46 è stata abrogata e sostituita dal regolamento 2016/679, art. 94, paragrafo 1, che, al paragrafo 2, precisa che “i riferimenti alla direttiva 95/46, contenuti nella direttiva 2002/58, si intendono fatti al suddetto regolamento”; pertanto per le domande proposte nel processo si deve applicare al caso di specie sia il regolamento (2016/679) che la direttiva (2002/58) con i suoi riferimenti e rinvii alla direttiva 95/46.
Chiarito il complesso quadro normativo applicabile, la Corte rammenta che “gli Stati membri assicurano che l’archiviazione di informazioni oppure l’accesso a informazioni già archiviate nell’apparecchiatura terminale di un utente siano consentiti unicamente a condizione che l’utente in questione abbia espresso preliminarmente il proprio consenso, dopo essere stato informato in modo chiaro e completo, a norma della direttiva 95/46, tra l’altro sugli scopi del trattamento”.
Pertanto la prima vera, ma non rivoluzionaria, affermazione sta nel fatto di considerare lecito il trattamento di informazioni relative a propri dati, non necessariamente personali, ma di qualsiasi natura essi siano, previa manifestazione di un consenso informato.
Risulta invece maggiormente innovativa l’affermazione che, nonostante la normativa vigente non imponga le modalità di espressione del consenso, esse, secondo un’interpretazione letterale, comportano un’azione positiva del soggetto che, per “manifestare” una volontà libera, specifica e informata, necessita di un comportamento attivo escludendo il semplice adattarsi di un utente ad un mero comportamento passivo. Solo tale modalità può essere considerata, come la legge impone, una manifestazione inequivocabile del proprio consenso.
La specificità richiesta per il consenso impone inoltre che il consenso sia espressamente riferito al trattamento dei propri dati e non possa ritenersi valido quello espresso per un’attività collaterale o contemporanea.
Ne emerge così il principio secondo cui il consenso al trattamento dei propri dati: “…non è validamente espresso quando l’archiviazione di informazioni o l’accesso a informazioni già archiviate nell’apparecchiatura terminale dell’utente di un sito internet sono autorizzati mediante una casella preselezionata che l’utente deve deselezionare al fine di negare il proprio consenso”.
La pronuncia chiarisce inoltre che la normativa a tutela dell’utente rispetto a qualsiasi ingerenza nella sua vita privata favorisce l’interpretazione relativa alla mancanza di rilievo circa la natura dei dati: indipendentemente dal fatto che si tratti di dati personali o meno, il consenso per essere validamente manifestato deve avere le sopra individuate caratteristiche.
Viene da ultimo precisato il fatto interessante che l’utente deve essere precisamente informato per esprimere un consenso consapevole circa il “periodo di attività dei cookie, nonché la possibilità o meno per i terzi di avere accesso a tali cookie”, poiché solo in tal modo il trattamento potrà essere considerato leale in quanto “…un lungo periodo di attività, o addirittura un periodo illimitato, implica la raccolta di numerose informazioni sulle abitudini di navigazione e sulla frequenza delle eventuali visite dell’utente ai siti dei partner pubblicitari”.
La pronuncia in esame appare ben equilibrata e approfondita, tale da evidenziare l’importanza della lettura dell’informativa sulla privacy in caso di utilizzo dei cookies, che l’utente medio non esegue, ma anche i punti salienti della stessa al fine di favorire una lettura “rapida” che consenta all’utente di ricercare nell’estensione del testo gli elementi salienti da conoscere riguardanti la durata dei cookies, i destinatari cui si concede accesso ai propri dati, la finalità di profilazione.
L’acquisizione di tale consapevolezza rende così ogni utente di Internet maggiormente e debitamente informato sulla diffusione e accesso ai propri dati, che oggi rappresentano una vera e propria ricchezza per ogni soggetto che pratichi attività commerciale.